giovedì 16 febbraio 2012
IN LIBRERIA: "UN GANCIO IN MEZZO AL CIELO" IL DIARIO DI GIULIA CI DONA SPERANZA
Con piacere ed emozione riporto l'articolo pubblicato sull'Eco di Bergamo (sezione web), QUI che informa sull'uscita in libreria del diario - libro di Giulia Gabrieli, "Un gancio in mezzo al cielo".
Giulia, una ragazzina vispa, intelligente e sempre sorridente ha dimostrato sul campo cose significa vivere la sofferenza con la vera fede nel cuore. Un cuore, quello di Giulia, che non ha conosciuto confini. Un percorso di vita purtroppo interrotto troppo presto dalla malattia ma che nel corso di questi mesi ha continuato a rigenerarsi positivamente nei pensieri di molte persone.
Grazie Giulia dell'amicizia che ci hai riservato, grazie per il bell'esempio di come essere persone migliori. Daniela ti abbraccia.
Era il suo sogno quello di scrivere un libro e, anche durante la malattia, ha sempre scritto e trasmesso tramite le sue poesie e i suoi racconti, le sue emozioni. Dall'11 febbraio - in concomitanza con la Giornata Mondiale del Malato e l'anniversario dell'apparizione di Maria a Lourdes - è in libreria «Un gancio in mezzo al cielo», edito da Paoline, la testimonianza di Giulia Gabrieli, quattordici anni, malata di tumore, morta la sera del 19 agosto 2011, che ha saputo trasformare i suoi due anni di malattia in un inno alla vita, in un crescendo spirituale.
Giulia era una ragazza normale, residente nel quartiere San Tomaso di Bergamo: bella, solare, amava viaggiare, vestirsi bene e adorava lo shopping. Un'esplosione di raffinata vitalità, che la malattia, misteriosamente, non ha stroncato, ma amplificato.
Nelle pagine di questo libro, che è stato il suo diario, narra la sua lotta per affrontare la malattia e la sua speranza di guarire ma anche l'abbandono alla volontà di Dio. I medici sono i suoi amici, i suoi «supereroi»; i genitori, gli amici, le amiche e gli insegnanti i suoi angeli custodi, coloro che la sostengono e la incoraggiano.
Giulia amava la musica e, in modo speciale, un grande classico di Claudio Baglioni cantato da Laura Pausini: «Strada facendo». «Strada facendo vedrai che non sei più da sola / …dai che ce la fai! / Strada facendo troverai anche tu un gancio in mezzo al cielo... / Sì, mi dà leggerezza, una grande speranza…» sono alcune delle strofe della canzone e per questa ragione Giulia ha voluto intitolare il suo diario: «Un gancio in mezzo al cielo».
In appendice un articolo scritto da Fabio Finazzi per L'Eco di Bergamo sulla vicenda di Giulia. Il ricavato dei diritti d'autore di questo libro sarà destinato in parte all'Airc, Associazione italiana per la Ricerca sul Cancro, e in parte a sostenere progetti di solidarietà a favore di giovani e bambini malati.
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Personaggi Famosi
mercoledì 15 febbraio 2012
RIUNIONE TECNICA PAO A LOGRATO (BRESCIA) ALLENAMENTO INTEGRATO: CONCETTI, PROSPETTIVA, SVILUPPO
Nella serata di lunedì 13 febbraio 2012, insieme al mio amico, collega di Selezioni Regionali, Andrea Molina, siamo andati a Lograto (vicino a Brescia) per tenere una riunione tecnica PAO a poco più di 200 allenatori della zona. Titolo dell'incontro: "Allenamento integrato: concetti, prospettiva e sviluppo."
Perchè integrare la pallacanestro con la preparazione fisica?
1) I giocatori (che siano di categoria giovanile o senior poco importa) tendenzialmente sono più motivati a giocare a basket facendo preparazione fisica. Questa forte motivazione spinge gli atleti stessi ad essere più intensi e forse più concentrati nelle varie esercitazioni;
2) Durante l'integrazione alleniamo sia l'aspetto tecnico (anche se ovviamente non possiamo [dobbiamo] stare a correggere troppo nel particolare) che l'aspetto fisico, rispetto all'obiettivo prefissato;
3) Svolgere allenamenti di questo tipo (in modo continuativo) aiuta efficacemente l'innalzamento della prestazione;
4) In età giovanile, l'allenamento integrato, sviluppa (meglio) il proprio potenziale
Quando svolgere allenamenti integrati?
Possiamo fare questi tipi di allenamenti sempre. Meglio se strutturati ad inizio stagione e dopo la pausa di Natale per recuperare quelle capacità (soprattutto di tipo metabolico) che ci possono aiutare a tenere il campo senza fare troppa fatica. Ma lo svolgimento di queste esercitazioni può essere costante anche durante tutto l'anno. Se si hanno tre allenamenti, suddividere la parte di attivazione (riscaldamento) in 20 minuti iniziali facendo esercizi di questo tipo può essere utile.
Con chi fare queste esercitazioni?
Con i dovuti carichi e con le dovute modalità possiamo fare esercizi di questo tipo per tutti, anche per gli Under 13. Per non fare danni, più che l'età conta la struttura fisica di chi ho di fronte. Un ragazzino tredicenne muscolarmente già ben strutturato farà certamente meno fatica di un sedicenne alto due metri che fatica a stare piegato sulle gambe perchè ancora indietro nello sviluppo.
Dove farle?
Ovviamente in palestra, ma soprattutto per chi ha solo un ora e mezzo di allenamento e può sfruttare degli spazi fuori dal campo, molti esercizi, possono essere svolti prima di entrare sul parquet. Poi nelle giornate in cui è permesso stare all'aperto, aggiungere mezz'ora di allenamento, gestendo fuori dal campo esercitazioni di preparazione, ci fa guadagnare del tempo prezioso.
Qui di seguito vi propongo la serie di esercizi integrati che ho svolto l'altra sera a Lograto:
Aspetto tecnico: Passaggio
Aspetto fisico: Resistenza alla forza
1° esercizio (diag. 1): A coppie sulla riga di fondo un pallone medicinale di 1 Kg
Passaggi (5) due mani al petto, correndo al massimo
Passaggi (5) mano interna, correndo al massimo
Passaggi al volo con leggera parabola
Passaggi al volo senza parabola (anticipare il salto)
Una fila passa la palla dietro schiena, l'altra normale
Tre scivolamenti (passando la palla) poi scatto
2° esercizio (diag. 2): due file riga di fondo
Passaggi fino a metà campo, al fischio chi è senza palla decide dove andare a tirare in terzo tempo e il compagno deve passare la palla per farlo tirare in corsa senza palleggiare
3° esercizio (diag. 3): a coppie uno sulla riga di fondo con pallone medicinale e l'altro davanti a lui sulla riga del tiro libero (e prolungameto)
Andata e ritorno (3 volte) passando la palla due mani al bersaglio (uno corre indietro e l'altro corre in avanti)
Andata e ritorno (3 volte) chi corre in avanti passa la palla sopra la testa
Andata e ritrono (3 volte) chi corre in avanti passa la palla al volo in salto
4° esercizio (diag. 4): uno in angolo e uno sulla riga lateriale all'altezza del tiro libero
passaggi fino correndo uno indietro e l'altro in avanti, poi corsa cambiando lato del campo (riga laterale opposta) per poi finire sulla riga di fondo sula lato corto da dove siamo partiti
5° esercizio (diag. 5): uno in angolo uno base dell'area
passaggi con corsa in diagonale fino a metà campo e poi fino dall'altro parte del campo
6° esercizio (diag. 6): due file (da tre) distanza riga del tiro libero (il primo con palla medicinale)
passaggio all'altra fila e corro a toccare la riga laterale dalla parte della fila dove ho passato
uguale, passaggi al volo
uguale, tocco la riga laterlae sul mio stesso lato
uguale, tocco il tabellone e poi mi rimetto in fila
7° esercizio: tap-in tutto campo
uguale, uno la butta sul tabellone quello dopo in alto
uguale, uno la butta sul tabellone quello dopo al volo si gira e la passa a quello dopo di lui
8° esercizio (diag. 7): tap-in metà campo (due gruppi da 6)
le file partono dall'ultima tacca del tiro libero
butto la palla sul tabellone, superando il canestro e corro a toccare la riga laterale dall'altra parte
uguale, ma la palla posso anche passarla diretta al compagno sull'altro lato dell'area
9° esercizio (diag. 8): quattro file nella metà campo (due palloni angoli opposti)
giocatore a metà campo con palla che fa dai e vai con l'angolo, tirando a canestro, apertura e cambio fila; dall'altra parte ugualmente dai e vai e senza tirare faccio apertura alla fila opposta
10° esercizio (diag. 9): metà campo tutti con palla tranne 4 giocatori con un pallone medicinale
al via quelli che non hanno la palla si devono passare il pallone rispettando le regole dei passi e prendere toccando (senza lanciare) i giocatori (con palla) che scappano.
Cliccando QUI potete vedere (fatti male) tutti i diagrammi degli esercizi proposti.
Perchè integrare la pallacanestro con la preparazione fisica?
1) I giocatori (che siano di categoria giovanile o senior poco importa) tendenzialmente sono più motivati a giocare a basket facendo preparazione fisica. Questa forte motivazione spinge gli atleti stessi ad essere più intensi e forse più concentrati nelle varie esercitazioni;
2) Durante l'integrazione alleniamo sia l'aspetto tecnico (anche se ovviamente non possiamo [dobbiamo] stare a correggere troppo nel particolare) che l'aspetto fisico, rispetto all'obiettivo prefissato;
3) Svolgere allenamenti di questo tipo (in modo continuativo) aiuta efficacemente l'innalzamento della prestazione;
4) In età giovanile, l'allenamento integrato, sviluppa (meglio) il proprio potenziale
Quando svolgere allenamenti integrati?
Possiamo fare questi tipi di allenamenti sempre. Meglio se strutturati ad inizio stagione e dopo la pausa di Natale per recuperare quelle capacità (soprattutto di tipo metabolico) che ci possono aiutare a tenere il campo senza fare troppa fatica. Ma lo svolgimento di queste esercitazioni può essere costante anche durante tutto l'anno. Se si hanno tre allenamenti, suddividere la parte di attivazione (riscaldamento) in 20 minuti iniziali facendo esercizi di questo tipo può essere utile.
Con chi fare queste esercitazioni?
Con i dovuti carichi e con le dovute modalità possiamo fare esercizi di questo tipo per tutti, anche per gli Under 13. Per non fare danni, più che l'età conta la struttura fisica di chi ho di fronte. Un ragazzino tredicenne muscolarmente già ben strutturato farà certamente meno fatica di un sedicenne alto due metri che fatica a stare piegato sulle gambe perchè ancora indietro nello sviluppo.
Dove farle?
Ovviamente in palestra, ma soprattutto per chi ha solo un ora e mezzo di allenamento e può sfruttare degli spazi fuori dal campo, molti esercizi, possono essere svolti prima di entrare sul parquet. Poi nelle giornate in cui è permesso stare all'aperto, aggiungere mezz'ora di allenamento, gestendo fuori dal campo esercitazioni di preparazione, ci fa guadagnare del tempo prezioso.
Qui di seguito vi propongo la serie di esercizi integrati che ho svolto l'altra sera a Lograto:
Aspetto tecnico: Passaggio
Aspetto fisico: Resistenza alla forza
1° esercizio (diag. 1): A coppie sulla riga di fondo un pallone medicinale di 1 Kg
Passaggi (5) due mani al petto, correndo al massimo
Passaggi (5) mano interna, correndo al massimo
Passaggi al volo con leggera parabola
Passaggi al volo senza parabola (anticipare il salto)
Una fila passa la palla dietro schiena, l'altra normale
Tre scivolamenti (passando la palla) poi scatto
2° esercizio (diag. 2): due file riga di fondo
Passaggi fino a metà campo, al fischio chi è senza palla decide dove andare a tirare in terzo tempo e il compagno deve passare la palla per farlo tirare in corsa senza palleggiare
3° esercizio (diag. 3): a coppie uno sulla riga di fondo con pallone medicinale e l'altro davanti a lui sulla riga del tiro libero (e prolungameto)
Andata e ritorno (3 volte) passando la palla due mani al bersaglio (uno corre indietro e l'altro corre in avanti)
Andata e ritorno (3 volte) chi corre in avanti passa la palla sopra la testa
Andata e ritrono (3 volte) chi corre in avanti passa la palla al volo in salto
4° esercizio (diag. 4): uno in angolo e uno sulla riga lateriale all'altezza del tiro libero
passaggi fino correndo uno indietro e l'altro in avanti, poi corsa cambiando lato del campo (riga laterale opposta) per poi finire sulla riga di fondo sula lato corto da dove siamo partiti
5° esercizio (diag. 5): uno in angolo uno base dell'area
passaggi con corsa in diagonale fino a metà campo e poi fino dall'altro parte del campo
6° esercizio (diag. 6): due file (da tre) distanza riga del tiro libero (il primo con palla medicinale)
passaggio all'altra fila e corro a toccare la riga laterale dalla parte della fila dove ho passato
uguale, passaggi al volo
uguale, tocco la riga laterlae sul mio stesso lato
uguale, tocco il tabellone e poi mi rimetto in fila
7° esercizio: tap-in tutto campo
uguale, uno la butta sul tabellone quello dopo in alto
uguale, uno la butta sul tabellone quello dopo al volo si gira e la passa a quello dopo di lui
8° esercizio (diag. 7): tap-in metà campo (due gruppi da 6)
le file partono dall'ultima tacca del tiro libero
butto la palla sul tabellone, superando il canestro e corro a toccare la riga laterale dall'altra parte
uguale, ma la palla posso anche passarla diretta al compagno sull'altro lato dell'area
9° esercizio (diag. 8): quattro file nella metà campo (due palloni angoli opposti)
giocatore a metà campo con palla che fa dai e vai con l'angolo, tirando a canestro, apertura e cambio fila; dall'altra parte ugualmente dai e vai e senza tirare faccio apertura alla fila opposta
10° esercizio (diag. 9): metà campo tutti con palla tranne 4 giocatori con un pallone medicinale
al via quelli che non hanno la palla si devono passare il pallone rispettando le regole dei passi e prendere toccando (senza lanciare) i giocatori (con palla) che scappano.
Cliccando QUI potete vedere (fatti male) tutti i diagrammi degli esercizi proposti.
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Esercizi Pallacanestro
martedì 7 febbraio 2012
venerdì 3 febbraio 2012
"PER CHI NON SI PERMETTE, ALMENO UNA VOLTA DI SFUGGIRE DAI CONSIGLI SENSATI"
Lentamente muore
chi diventa schiavo dell’abitudine,
ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,
chi non cambia la marcia,
chi non rischia e chi non cambia colore dei vestiti,
chi non parla a chi non conosce.
Lentamente muore
chi fa della televisione il suo guru,
Lentamente muore
chi evita una passione,
chi preferisce il nero sul bianco
e i puntini sulle “i”
piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle
che fanno brillare gli occhi,
quelle che fanno
di uno sbadiglio un sorriso,
quelle che fanno battere il cuore
davanti all’errore e ai sentimenti.
Lentamente muore
chi non capovolge il tavolo,
chi e’ infelice sul lavoro,
chi non rischia l'incertezza
per la certezza
per inseguire un sogno,
chi non si permette
almeno una volta nella vita
di sfuggire dai consigli sensati.
Lentamente muore
chi non viaggia,
chi non fugge,
chi non ascolta musica,
chi non trova grazia in se stesso.
Lentamente muore
chi distrugge l’amor proprio,
chi non si lascia aiutare;
Lentamente muore
chi passa i giorni a lamentarsi
della propria sfortuna o
della pioggia incessante.
Lentamente muore
chi abbandona un progetto
prima di iniziarlo,
chi non fa domande
sugli argomenti che non conosce,
Evitiamo la morte a piccole dosi,
ricordando sempre che,
essere vivo
richiede uno sforzo
di gran lunga maggiore
del semplice fatto di respirare.
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Per riflettere
sabato 7 gennaio 2012
RIUNIONE PAO A SANTARCANGELO MIGLIORAMENTO CON L'UTILIZZO DEGLI SCHEMI
RIUNIONE PAO DEL 4 GENNAIO 2011 A SANTARCANGELO
“MIGLIORARE UN GIOVANE GIOCATORI CON L’UTILIZZO DI GIOCHI A TERMINE”
“Non tutto quello che affronti può essere cambiato, ma se non inizi a ragionare con la tua testa e a fare qualcosa concretamente per il futuro delle persone a cui vuoi bene, allora sarai solo uno spettatore di un domani più triste.”
Premessa 1) Non penso di essere un buon allenatore, non penso di essere un buon insegnante, non penso di possedere qualità tecniche speciali, come non penso di conoscere la pallacanestro nel dettaglio. So però che ascoltare e guardare le “risposte” delle persone che alleni tutti i giorni; valutando sguardi, atteggiamenti, emozioni… può aiutare profondamente i propri modi di essere. Tutti questi feed-back hanno modificato profondamente il mio modo di essere allenatore e istruttore; in allenamento, in partita e anche fuori dal campo.
Nel corso degli anni, ho sempre cercato di chiedermi se quella cosa che avevo detto, quella che avevo cercato d’insegnare, quell’atteggiamento che avevo tenuto…, aveva fatto veramente migliorare la persona che avevo di fronte. Se era servita veramente. Spesso mi sono dimenticato che ero li per i ragazzi con cui stavo e non il contrario. Molte volte mi dimenticavo che io ero lo strumento per il loro miglioramento e non qualcosa di diverso.
Su questa visione delle cose spesso ho fallito e solo tempo, esperienza, capacità di autocritica, analisi, ascolto, visione degli altri, consigli di gente più esperta… hanno prodotto in me dei cambiamenti.
Ho cercato di ascoltare a cuore aperto quello che gli altri (anche se spesso più giovani di me) hanno cercato di dirmi. Se non avete paura di rendervi vulnerabili, ascoltate tutti e poi guardate dentro il fondo del vostro cuore quello che è rimasto. Da li partite e siate d’esempio per i vostri ragazzi.
Premessa 2) Giusto per essere chiari, tutto quello che dirò e farò questa sera è il frutto dell’idea che mi sono fatto dell’insegnamento della pallacanestro in ambito giovanile a livello personale e che trasformo in atti concreti con le mie squadre. Fare poi l’RTT della Lombardia è altra cosa. Metto a disposizione la mia persona e parte delle mie competenze, per fare al meglio quello che mi viene chiesto dal Comitato Regionale e dal Settore. Specifico la cosa perché non vorrei che si confondessero i ruoli.
Come migliorare un giovane giocatore con uso degli schemi:
fin dalla categoria Under 14 (fine Under 13) inseriamo dei giochi di movimento organizzati;
schieramenti diversi per situazioni (spesso) simili;
è più facile far apprendere a questa età delle cose (all’apparenza) difficili, ma che a 17 anni, sarebbero ancora più complesse da insegnare e apprendere;
eseguire uno schema per il giovane giocatore è un problema da risolvere;
stare in una posizione, eseguire un movimento pre-ordinato, saper usare entrambe le mani, guardare i compagni, guardare i difensore, capire le situazioni, ascoltare le indicazioni;
all’interno dei giochi, dare importanza massima alla lettura dei vantaggi più efficaci da sfruttare;
una volta che si è preso un vantaggio, cercare di mantenerlo e (se possibile) concretizzare;
chi è libero tira se è in un posto dove ha buone (qualche) probabilità di fare canestro;
alternare azioni con chiamata ad azioni di lettura;
Principi di massima di tutti giochi a chiamata:
almeno tre/quattro giocatori devono toccare la palla nei primi tre passaggi;
ogni azione deve (dovrebbe) avere almeno un ribaltamento;
ogni azione deve (dovrebbe) avere almeno un blocco fatto bene;
l’azione può avere anche più blocchi, seguendo questa scaletta cronologica: 1° cieco, 2° diagonale, 3° sulla palla;
solo dopo i primi tre/quattro passaggi è possibile prendere iniziativa in palleggio (a meno che non ci sia già un vantaggio irrinunciabile);
dopo tre passaggi, dopo il (i) blocco (blocchi), dopo un ribaltamento, costruire azioni di 1 contro 1 di tipo dinamico;
non si rinuncia mai ad un tiro da liberi (vale 2 errori);
chi va per liberare un compagno in uscita con blocchi ha diritto di precedenza sui giri verso il canestro;
Gioco numero 5 (schieramento 5 fuori):
chi passa la palla si allontana dalla parte opposta al passaggio;
chi non riceve tagli veloce al ferro; poi post basso, poi blocco cieco
dall’angolo per ribaltare
sul ribaltamento blocco cieco e mi apro per ricevere
secondo ribaltamento blocco sulla palla
Gioco numero 2 (schieramento 4 esterni uno nel cerchio):
dai e segui d’ingresso
passare la palla in angolo
arrivare al ferro, sfruttando il blocco cieco
chi passa la palla si allontana
il giocatore interno dopo il blocco cieco si apre (vantaggio?) per ribaltare
secondo ribaltamento blocco sulla palla
Perché i giocatori con questo sistema migliorano:
sono fortemente motivati a fare una cosa difficile, complessa, e da grandi…;
una volta che se ne imparato uno è più facile insegnare il secondo, il terzo, il quarto…
capiscono immediatamente i vantaggi e diventano ancora più motivati;
si limitano nell’abuso dell’1 contro 1 dal palleggio di tipo statico;
giocano costruendo (spesso) per gli altri e poi anche per se stessi;
danno grande valore alle collaborazioni;
dopo esercizi trovano il miglior timing nelle azioni di squadra;
dopo esercizi automatizzano gesti e movimenti, migliorando le esecuzioni (differenza tra solfeggio e suonare subito Chopin)
più diventano grandi e più devono migliorare le esecuzioni in maniera analitica;
anche i giocatori più alti vengono coinvolti obbligatoriamente;
Conclusione: Nel nostro mondo dove ognuno di noi vorrebbe insegnare qualcosa ad un altro, mi rendo sempre più conto che spesso la vera capacità di riuscire ad entrare nell'intimo di qualcuno, insegnando qualcosa di vero, sta nel guardare, ascoltare e riconoscere nell'altro le cose belle e meritevoli che risiedono già dentro di lui e che vorremmo emergessero.
Spesso ci perdiamo in grandi discorsi, sia in termini tecnici che tattici che di atteggiamento sul modo di essere persone e atleti migliori, in realtà non ci rendiamo conto che tutte queste cose, chi ci sta di fronte, le ha già dentro di se.
Infatti il vero modo di educare è quello di tirare fuori le potenzialità che sono già dentro le persone con cui abbiamo a che fare.
Ci dovremmo convincere di questo nonostante l’inevitabile voglia e necessità di far risaltare il nostro modo di essere, la nostra personalità e le nostre conoscenze.
Scavare nel profondo delle persone, ricercando doti e attitudini da far emergere, è un compito difficile ma necessario per ritrovarsi poi un giorno con la soluzione in mano e con una persona migliore di fronte.
“MIGLIORARE UN GIOVANE GIOCATORI CON L’UTILIZZO DI GIOCHI A TERMINE”
“Non tutto quello che affronti può essere cambiato, ma se non inizi a ragionare con la tua testa e a fare qualcosa concretamente per il futuro delle persone a cui vuoi bene, allora sarai solo uno spettatore di un domani più triste.”
Premessa 1) Non penso di essere un buon allenatore, non penso di essere un buon insegnante, non penso di possedere qualità tecniche speciali, come non penso di conoscere la pallacanestro nel dettaglio. So però che ascoltare e guardare le “risposte” delle persone che alleni tutti i giorni; valutando sguardi, atteggiamenti, emozioni… può aiutare profondamente i propri modi di essere. Tutti questi feed-back hanno modificato profondamente il mio modo di essere allenatore e istruttore; in allenamento, in partita e anche fuori dal campo.
Nel corso degli anni, ho sempre cercato di chiedermi se quella cosa che avevo detto, quella che avevo cercato d’insegnare, quell’atteggiamento che avevo tenuto…, aveva fatto veramente migliorare la persona che avevo di fronte. Se era servita veramente. Spesso mi sono dimenticato che ero li per i ragazzi con cui stavo e non il contrario. Molte volte mi dimenticavo che io ero lo strumento per il loro miglioramento e non qualcosa di diverso.
Su questa visione delle cose spesso ho fallito e solo tempo, esperienza, capacità di autocritica, analisi, ascolto, visione degli altri, consigli di gente più esperta… hanno prodotto in me dei cambiamenti.
Ho cercato di ascoltare a cuore aperto quello che gli altri (anche se spesso più giovani di me) hanno cercato di dirmi. Se non avete paura di rendervi vulnerabili, ascoltate tutti e poi guardate dentro il fondo del vostro cuore quello che è rimasto. Da li partite e siate d’esempio per i vostri ragazzi.
Premessa 2) Giusto per essere chiari, tutto quello che dirò e farò questa sera è il frutto dell’idea che mi sono fatto dell’insegnamento della pallacanestro in ambito giovanile a livello personale e che trasformo in atti concreti con le mie squadre. Fare poi l’RTT della Lombardia è altra cosa. Metto a disposizione la mia persona e parte delle mie competenze, per fare al meglio quello che mi viene chiesto dal Comitato Regionale e dal Settore. Specifico la cosa perché non vorrei che si confondessero i ruoli.
Come migliorare un giovane giocatore con uso degli schemi:
fin dalla categoria Under 14 (fine Under 13) inseriamo dei giochi di movimento organizzati;
schieramenti diversi per situazioni (spesso) simili;
è più facile far apprendere a questa età delle cose (all’apparenza) difficili, ma che a 17 anni, sarebbero ancora più complesse da insegnare e apprendere;
eseguire uno schema per il giovane giocatore è un problema da risolvere;
stare in una posizione, eseguire un movimento pre-ordinato, saper usare entrambe le mani, guardare i compagni, guardare i difensore, capire le situazioni, ascoltare le indicazioni;
all’interno dei giochi, dare importanza massima alla lettura dei vantaggi più efficaci da sfruttare;
una volta che si è preso un vantaggio, cercare di mantenerlo e (se possibile) concretizzare;
chi è libero tira se è in un posto dove ha buone (qualche) probabilità di fare canestro;
alternare azioni con chiamata ad azioni di lettura;
Principi di massima di tutti giochi a chiamata:
almeno tre/quattro giocatori devono toccare la palla nei primi tre passaggi;
ogni azione deve (dovrebbe) avere almeno un ribaltamento;
ogni azione deve (dovrebbe) avere almeno un blocco fatto bene;
l’azione può avere anche più blocchi, seguendo questa scaletta cronologica: 1° cieco, 2° diagonale, 3° sulla palla;
solo dopo i primi tre/quattro passaggi è possibile prendere iniziativa in palleggio (a meno che non ci sia già un vantaggio irrinunciabile);
dopo tre passaggi, dopo il (i) blocco (blocchi), dopo un ribaltamento, costruire azioni di 1 contro 1 di tipo dinamico;
non si rinuncia mai ad un tiro da liberi (vale 2 errori);
chi va per liberare un compagno in uscita con blocchi ha diritto di precedenza sui giri verso il canestro;
Gioco numero 5 (schieramento 5 fuori):
chi passa la palla si allontana dalla parte opposta al passaggio;
chi non riceve tagli veloce al ferro; poi post basso, poi blocco cieco
dall’angolo per ribaltare
sul ribaltamento blocco cieco e mi apro per ricevere
secondo ribaltamento blocco sulla palla
Gioco numero 2 (schieramento 4 esterni uno nel cerchio):
dai e segui d’ingresso
passare la palla in angolo
arrivare al ferro, sfruttando il blocco cieco
chi passa la palla si allontana
il giocatore interno dopo il blocco cieco si apre (vantaggio?) per ribaltare
secondo ribaltamento blocco sulla palla
Perché i giocatori con questo sistema migliorano:
sono fortemente motivati a fare una cosa difficile, complessa, e da grandi…;
una volta che se ne imparato uno è più facile insegnare il secondo, il terzo, il quarto…
capiscono immediatamente i vantaggi e diventano ancora più motivati;
si limitano nell’abuso dell’1 contro 1 dal palleggio di tipo statico;
giocano costruendo (spesso) per gli altri e poi anche per se stessi;
danno grande valore alle collaborazioni;
dopo esercizi trovano il miglior timing nelle azioni di squadra;
dopo esercizi automatizzano gesti e movimenti, migliorando le esecuzioni (differenza tra solfeggio e suonare subito Chopin)
più diventano grandi e più devono migliorare le esecuzioni in maniera analitica;
anche i giocatori più alti vengono coinvolti obbligatoriamente;
Conclusione: Nel nostro mondo dove ognuno di noi vorrebbe insegnare qualcosa ad un altro, mi rendo sempre più conto che spesso la vera capacità di riuscire ad entrare nell'intimo di qualcuno, insegnando qualcosa di vero, sta nel guardare, ascoltare e riconoscere nell'altro le cose belle e meritevoli che risiedono già dentro di lui e che vorremmo emergessero.
Spesso ci perdiamo in grandi discorsi, sia in termini tecnici che tattici che di atteggiamento sul modo di essere persone e atleti migliori, in realtà non ci rendiamo conto che tutte queste cose, chi ci sta di fronte, le ha già dentro di se.
Infatti il vero modo di educare è quello di tirare fuori le potenzialità che sono già dentro le persone con cui abbiamo a che fare.
Ci dovremmo convincere di questo nonostante l’inevitabile voglia e necessità di far risaltare il nostro modo di essere, la nostra personalità e le nostre conoscenze.
Scavare nel profondo delle persone, ricercando doti e attitudini da far emergere, è un compito difficile ma necessario per ritrovarsi poi un giorno con la soluzione in mano e con una persona migliore di fronte.
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Allenatore
giovedì 17 novembre 2011
PUBBLICATA INTERVISTA D'INIZIO STAGIONE DA BLUOROBICA.COM: STAGIONE 2011-2012
Qualche giorno fa abbiamo pubblicato sul sito bluorobica.com delle interviste ai vari allenatori del nostro Settore Giovanile. Ripropongo la mia...
Mi presento: Sono Andrea Schiavi, da otto anni Responsabile del Settore Giovanile Bluorobica e quest'anno insieme ad uno staff sempre più nutrito e valido cercherò di allenare i gruppi Under 17 e Under 15 d'eccellenza. Durante la stagione poi seguirò ovviamente con interesse anche tutte le altre Squadre Giovanili della nostra Società.
Aspettative? Un mio "prezioso" maestro, Allenatore di Pallacanestro anche lui, Gianni Asti, ad ogni inizio stagione quando allenavo a Varese, diceva spesso che gli obiettivi della stagione potevano essere essenzialmente tre: Migliorare i Fondamentali degli Atleti; Migliorare l'Immagine della Società e, se possibile, Migliorare i Risultati rispetto alla stagione precedente. Penso proprio che questi tre obiettivi possano ben rappresentare anche quanto stiamo programmando di fare in Bluorobica per la stagione in corso. Abbiamo a cuore lo sviluppo tecnico-tattico dei ragazzi del nostro Settore Giovanile, salvaguardando talento individuale e stimolando le varie personalità ad emergere. Per quanto possibile proveremo a rendere l'immagine di Bluorobica sempre più un esempio di come si possa fare bene Settore Giovanile con umiltà e dedizione e poi con il talento individuale dei nostri giocatori e la forza di gruppo delle nostre squadre proveremo anche a vincere più partite possibili nelle varie competizioni agonistiche.
Che cosa vorresti che i tuoi giocatori prendessero da te e cosa invece non vorresti che prendessero? Nel corso della mia carriera di allenatore ho cambiato molto il mio modo d'intendere l'insegamento della Pallacanestro. Sono partito ad inizio carriera, come ogni giovane rampante a pensare di poter cambiare il mondo grazie alle idee che avevo. Poi mi sono accorto che spesso i contenuti che volevo far passare difficilmente avevano presa sulla gente che avevo in palestra. Grazie ad una stagione particolarmente difficile a Varese ho iniziato a pensare il tutto in maniera diversa. E poi un giorno un ragazzo che allenavo, con un bel discorsetto, mi ha aperto gli occhi. Da quel giorno ho provato a mettermi a servizio delle persone che allenavo e non viceversa. Ho provato più che ad interpretare il ruolo dell'allenatore dispensando concetti, nozioni, regole... ad assecondare richieste, bisogni, necessità delle persone che avevo di fronte. Beh, anche se il pecorso non è mai finito ed è certamente difficoltoso sia nei contenuti da vivere che negli atteggiamenti da tenere, devo dire che si è aperto decisamente un mondo nuovo. Direi che se i "miei" giocatori riuscissero (sforzandosi) a pensare quello che può pensare la persona che gli sta davanti o a fianco, non fidandosi solo del proprio ego, sarebbe una gran cosa.
Per le cose da non prendere del sottoscritto basta guardare il filmato delle partita al Torneo Barilà a Varese con gli Under 17 contro Zagabria di qualche anno fa. Un deficente indemoniato che se la prende con tutto il mondo... per poco o nulla.
Se dovessi scegliere un allenatore "famoso" che possa rappresentare il tuo modo ideale di allenare, chi sarebbe? Ho imparato tanto dagli Allenatori che ho potuto vedere in palestra ogni giorno nel corso della mia carriera. Vivendo per diversi anni a contatto con la serie A al Campus ho visto metodologia e modi di fare di tanti importanti Allenatori, oltre ovviamente ai bravissimi colleghi con cui ho collaborato non solo a Varese ma anche a Bergamo, Treviglio... con le Selezioni Regionali e ultimamente anche con le Nazionali Giovanili. Anche qui all'inizio della carriera è normale trarre spunti da quanto vedi dagli altri. Replichi di volta in volta la situazione che pensi sia migliore in quel contesto prendendo spunti da esperienze passate. Da un po' di anni a questa parte ho smesso di replicare e con apparente irragionevolezza cerco di adattare il mondo a me stesso. Non farò forse la carriera che potenzialmente potrei fare a comportarmi come da manuale, però mi sento bene, mi diverto molto a stare in palestra e sono felice.
Il fondamentale che ti piace insegnare di più e perchè? Ovviamente la Difesa è il fondamentale a cui tengo particolarmente... e che mi piace allenare in palestra (sic!). Scherzo! Nota a margine: Leggo e sento da più parti che in Bluorobica non si insegna a difendere. Spero che sia solo una valutazione superficiale di non addetti ai lavori, perchè è facile capire che il punteggio basso non sia sinonimo sempre e comunque di buona difesa, ma più semplicemente di minor numero di possessi o di eventualmente poca qualità offensiva. Detto questo che poco c'entra con la domanda, penso che il Passaggio rappresenti il fondamentale che può veramente fare la differenza tra un buon giocatore e un ottimo giocatore. E' per questo che quando alleno le mie squadre cerco di farne capire l'importanza e l'utilità. Di solito chi fa canestro vede aumentare la propria autostima già in maniera intrinsica per la riuscita di una giocata. Apprezzare un buon passaggio premiando chi lo compie è atto dovuto per Allenatori che hanno a cuore tutte le parti dell'insieme.
Un sogno da realizzare a breve con la tua squadra? Qualcuno più famoso di me diceva che "I sogni sono la misura del nostra carattere". Bluorobica da un po' di anni, con i risultati ottenuti sul campo, sta facendo sempre il massimo per mantenersi nell'elite del Basket Giovanile che conta davvero, dimostrando determinazione, qualità e grande carattere. Aver vissuto negli ultimi due anni i percorsi (molto differenti) delle Finali Scudetto a Vasto con gli Under 17 nel 2010 e a Caserta con gli Under 15 nel 2011, mi ha spesso portato a domandarmi cosa avrei fatto se quelle partite di finale le avessimo vinte. Le risposte reali purtroppo non ci sono perchè le abbiamo perse, però, nel prossimo imminente futuro spero proprio che, anche grazie a Raffa che dal cielo ci darà una mano, si possa riuscire a rispondere alla domanda di cui sopra.
Buon Basket a Tutti.
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