RIUNIONE PAO DEL 4 GENNAIO 2011 A SANTARCANGELO
“MIGLIORARE UN GIOVANE GIOCATORI CON L’UTILIZZO DI GIOCHI A TERMINE”
“Non tutto quello che affronti può essere cambiato, ma se non inizi a ragionare con la tua testa e a fare qualcosa concretamente per il futuro delle persone a cui vuoi bene, allora sarai solo uno spettatore di un domani più triste.”
Premessa 1) Non penso di essere un buon allenatore, non penso di essere un buon insegnante, non penso di possedere qualità tecniche speciali, come non penso di conoscere la pallacanestro nel dettaglio. So però che ascoltare e guardare le “risposte” delle persone che alleni tutti i giorni; valutando sguardi, atteggiamenti, emozioni… può aiutare profondamente i propri modi di essere. Tutti questi feed-back hanno modificato profondamente il mio modo di essere allenatore e istruttore; in allenamento, in partita e anche fuori dal campo.
Nel corso degli anni, ho sempre cercato di chiedermi se quella cosa che avevo detto, quella che avevo cercato d’insegnare, quell’atteggiamento che avevo tenuto…, aveva fatto veramente migliorare la persona che avevo di fronte. Se era servita veramente. Spesso mi sono dimenticato che ero li per i ragazzi con cui stavo e non il contrario. Molte volte mi dimenticavo che io ero lo strumento per il loro miglioramento e non qualcosa di diverso.
Su questa visione delle cose spesso ho fallito e solo tempo, esperienza, capacità di autocritica, analisi, ascolto, visione degli altri, consigli di gente più esperta… hanno prodotto in me dei cambiamenti.
Ho cercato di ascoltare a cuore aperto quello che gli altri (anche se spesso più giovani di me) hanno cercato di dirmi. Se non avete paura di rendervi vulnerabili, ascoltate tutti e poi guardate dentro il fondo del vostro cuore quello che è rimasto. Da li partite e siate d’esempio per i vostri ragazzi.
Premessa 2) Giusto per essere chiari, tutto quello che dirò e farò questa sera è il frutto dell’idea che mi sono fatto dell’insegnamento della pallacanestro in ambito giovanile a livello personale e che trasformo in atti concreti con le mie squadre. Fare poi l’RTT della Lombardia è altra cosa. Metto a disposizione la mia persona e parte delle mie competenze, per fare al meglio quello che mi viene chiesto dal Comitato Regionale e dal Settore. Specifico la cosa perché non vorrei che si confondessero i ruoli.
Come migliorare un giovane giocatore con uso degli schemi:
fin dalla categoria Under 14 (fine Under 13) inseriamo dei giochi di movimento organizzati;
schieramenti diversi per situazioni (spesso) simili;
è più facile far apprendere a questa età delle cose (all’apparenza) difficili, ma che a 17 anni, sarebbero ancora più complesse da insegnare e apprendere;
eseguire uno schema per il giovane giocatore è un problema da risolvere;
stare in una posizione, eseguire un movimento pre-ordinato, saper usare entrambe le mani, guardare i compagni, guardare i difensore, capire le situazioni, ascoltare le indicazioni;
all’interno dei giochi, dare importanza massima alla lettura dei vantaggi più efficaci da sfruttare;
una volta che si è preso un vantaggio, cercare di mantenerlo e (se possibile) concretizzare;
chi è libero tira se è in un posto dove ha buone (qualche) probabilità di fare canestro;
alternare azioni con chiamata ad azioni di lettura;
Principi di massima di tutti giochi a chiamata:
almeno tre/quattro giocatori devono toccare la palla nei primi tre passaggi;
ogni azione deve (dovrebbe) avere almeno un ribaltamento;
ogni azione deve (dovrebbe) avere almeno un blocco fatto bene;
l’azione può avere anche più blocchi, seguendo questa scaletta cronologica: 1° cieco, 2° diagonale, 3° sulla palla;
solo dopo i primi tre/quattro passaggi è possibile prendere iniziativa in palleggio (a meno che non ci sia già un vantaggio irrinunciabile);
dopo tre passaggi, dopo il (i) blocco (blocchi), dopo un ribaltamento, costruire azioni di 1 contro 1 di tipo dinamico;
non si rinuncia mai ad un tiro da liberi (vale 2 errori);
chi va per liberare un compagno in uscita con blocchi ha diritto di precedenza sui giri verso il canestro;
Gioco numero 5 (schieramento 5 fuori):
chi passa la palla si allontana dalla parte opposta al passaggio;
chi non riceve tagli veloce al ferro; poi post basso, poi blocco cieco
dall’angolo per ribaltare
sul ribaltamento blocco cieco e mi apro per ricevere
secondo ribaltamento blocco sulla palla
Gioco numero 2 (schieramento 4 esterni uno nel cerchio):
dai e segui d’ingresso
passare la palla in angolo
arrivare al ferro, sfruttando il blocco cieco
chi passa la palla si allontana
il giocatore interno dopo il blocco cieco si apre (vantaggio?) per ribaltare
secondo ribaltamento blocco sulla palla
Perché i giocatori con questo sistema migliorano:
sono fortemente motivati a fare una cosa difficile, complessa, e da grandi…;
una volta che se ne imparato uno è più facile insegnare il secondo, il terzo, il quarto…
capiscono immediatamente i vantaggi e diventano ancora più motivati;
si limitano nell’abuso dell’1 contro 1 dal palleggio di tipo statico;
giocano costruendo (spesso) per gli altri e poi anche per se stessi;
danno grande valore alle collaborazioni;
dopo esercizi trovano il miglior timing nelle azioni di squadra;
dopo esercizi automatizzano gesti e movimenti, migliorando le esecuzioni (differenza tra solfeggio e suonare subito Chopin)
più diventano grandi e più devono migliorare le esecuzioni in maniera analitica;
anche i giocatori più alti vengono coinvolti obbligatoriamente;
Conclusione: Nel nostro mondo dove ognuno di noi vorrebbe insegnare qualcosa ad un altro, mi rendo sempre più conto che spesso la vera capacità di riuscire ad entrare nell'intimo di qualcuno, insegnando qualcosa di vero, sta nel guardare, ascoltare e riconoscere nell'altro le cose belle e meritevoli che risiedono già dentro di lui e che vorremmo emergessero.
Spesso ci perdiamo in grandi discorsi, sia in termini tecnici che tattici che di atteggiamento sul modo di essere persone e atleti migliori, in realtà non ci rendiamo conto che tutte queste cose, chi ci sta di fronte, le ha già dentro di se.
Infatti il vero modo di educare è quello di tirare fuori le potenzialità che sono già dentro le persone con cui abbiamo a che fare.
Ci dovremmo convincere di questo nonostante l’inevitabile voglia e necessità di far risaltare il nostro modo di essere, la nostra personalità e le nostre conoscenze.
Scavare nel profondo delle persone, ricercando doti e attitudini da far emergere, è un compito difficile ma necessario per ritrovarsi poi un giorno con la soluzione in mano e con una persona migliore di fronte.
sabato 7 gennaio 2012
giovedì 17 novembre 2011
PUBBLICATA INTERVISTA D'INIZIO STAGIONE DA BLUOROBICA.COM: STAGIONE 2011-2012
Qualche giorno fa abbiamo pubblicato sul sito bluorobica.com delle interviste ai vari allenatori del nostro Settore Giovanile. Ripropongo la mia...
Mi presento: Sono Andrea Schiavi, da otto anni Responsabile del Settore Giovanile Bluorobica e quest'anno insieme ad uno staff sempre più nutrito e valido cercherò di allenare i gruppi Under 17 e Under 15 d'eccellenza. Durante la stagione poi seguirò ovviamente con interesse anche tutte le altre Squadre Giovanili della nostra Società.
Aspettative? Un mio "prezioso" maestro, Allenatore di Pallacanestro anche lui, Gianni Asti, ad ogni inizio stagione quando allenavo a Varese, diceva spesso che gli obiettivi della stagione potevano essere essenzialmente tre: Migliorare i Fondamentali degli Atleti; Migliorare l'Immagine della Società e, se possibile, Migliorare i Risultati rispetto alla stagione precedente. Penso proprio che questi tre obiettivi possano ben rappresentare anche quanto stiamo programmando di fare in Bluorobica per la stagione in corso. Abbiamo a cuore lo sviluppo tecnico-tattico dei ragazzi del nostro Settore Giovanile, salvaguardando talento individuale e stimolando le varie personalità ad emergere. Per quanto possibile proveremo a rendere l'immagine di Bluorobica sempre più un esempio di come si possa fare bene Settore Giovanile con umiltà e dedizione e poi con il talento individuale dei nostri giocatori e la forza di gruppo delle nostre squadre proveremo anche a vincere più partite possibili nelle varie competizioni agonistiche.
Che cosa vorresti che i tuoi giocatori prendessero da te e cosa invece non vorresti che prendessero? Nel corso della mia carriera di allenatore ho cambiato molto il mio modo d'intendere l'insegamento della Pallacanestro. Sono partito ad inizio carriera, come ogni giovane rampante a pensare di poter cambiare il mondo grazie alle idee che avevo. Poi mi sono accorto che spesso i contenuti che volevo far passare difficilmente avevano presa sulla gente che avevo in palestra. Grazie ad una stagione particolarmente difficile a Varese ho iniziato a pensare il tutto in maniera diversa. E poi un giorno un ragazzo che allenavo, con un bel discorsetto, mi ha aperto gli occhi. Da quel giorno ho provato a mettermi a servizio delle persone che allenavo e non viceversa. Ho provato più che ad interpretare il ruolo dell'allenatore dispensando concetti, nozioni, regole... ad assecondare richieste, bisogni, necessità delle persone che avevo di fronte. Beh, anche se il pecorso non è mai finito ed è certamente difficoltoso sia nei contenuti da vivere che negli atteggiamenti da tenere, devo dire che si è aperto decisamente un mondo nuovo. Direi che se i "miei" giocatori riuscissero (sforzandosi) a pensare quello che può pensare la persona che gli sta davanti o a fianco, non fidandosi solo del proprio ego, sarebbe una gran cosa.
Per le cose da non prendere del sottoscritto basta guardare il filmato delle partita al Torneo Barilà a Varese con gli Under 17 contro Zagabria di qualche anno fa. Un deficente indemoniato che se la prende con tutto il mondo... per poco o nulla.
Se dovessi scegliere un allenatore "famoso" che possa rappresentare il tuo modo ideale di allenare, chi sarebbe? Ho imparato tanto dagli Allenatori che ho potuto vedere in palestra ogni giorno nel corso della mia carriera. Vivendo per diversi anni a contatto con la serie A al Campus ho visto metodologia e modi di fare di tanti importanti Allenatori, oltre ovviamente ai bravissimi colleghi con cui ho collaborato non solo a Varese ma anche a Bergamo, Treviglio... con le Selezioni Regionali e ultimamente anche con le Nazionali Giovanili. Anche qui all'inizio della carriera è normale trarre spunti da quanto vedi dagli altri. Replichi di volta in volta la situazione che pensi sia migliore in quel contesto prendendo spunti da esperienze passate. Da un po' di anni a questa parte ho smesso di replicare e con apparente irragionevolezza cerco di adattare il mondo a me stesso. Non farò forse la carriera che potenzialmente potrei fare a comportarmi come da manuale, però mi sento bene, mi diverto molto a stare in palestra e sono felice.
Il fondamentale che ti piace insegnare di più e perchè? Ovviamente la Difesa è il fondamentale a cui tengo particolarmente... e che mi piace allenare in palestra (sic!). Scherzo! Nota a margine: Leggo e sento da più parti che in Bluorobica non si insegna a difendere. Spero che sia solo una valutazione superficiale di non addetti ai lavori, perchè è facile capire che il punteggio basso non sia sinonimo sempre e comunque di buona difesa, ma più semplicemente di minor numero di possessi o di eventualmente poca qualità offensiva. Detto questo che poco c'entra con la domanda, penso che il Passaggio rappresenti il fondamentale che può veramente fare la differenza tra un buon giocatore e un ottimo giocatore. E' per questo che quando alleno le mie squadre cerco di farne capire l'importanza e l'utilità. Di solito chi fa canestro vede aumentare la propria autostima già in maniera intrinsica per la riuscita di una giocata. Apprezzare un buon passaggio premiando chi lo compie è atto dovuto per Allenatori che hanno a cuore tutte le parti dell'insieme.
Un sogno da realizzare a breve con la tua squadra? Qualcuno più famoso di me diceva che "I sogni sono la misura del nostra carattere". Bluorobica da un po' di anni, con i risultati ottenuti sul campo, sta facendo sempre il massimo per mantenersi nell'elite del Basket Giovanile che conta davvero, dimostrando determinazione, qualità e grande carattere. Aver vissuto negli ultimi due anni i percorsi (molto differenti) delle Finali Scudetto a Vasto con gli Under 17 nel 2010 e a Caserta con gli Under 15 nel 2011, mi ha spesso portato a domandarmi cosa avrei fatto se quelle partite di finale le avessimo vinte. Le risposte reali purtroppo non ci sono perchè le abbiamo perse, però, nel prossimo imminente futuro spero proprio che, anche grazie a Raffa che dal cielo ci darà una mano, si possa riuscire a rispondere alla domanda di cui sopra.
Buon Basket a Tutti.
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Allenatore
venerdì 11 novembre 2011
giovedì 3 novembre 2011
martedì 25 ottobre 2011
venerdì 21 ottobre 2011
venerdì 7 ottobre 2011
CONSEGNA ATTESTATI DI FREQUENZA AI CORSISTI "GESTIRE ORGANIZZAZIONI SPORTIVE E REALIZZARE PROGETTI EDUCATIVI"
Da ottobre 2011 fino a giugno 2012 ho frequantato il primo corso di perfezionamento organizzato dall'Università di Bergamo: "Gestire Organizzazioni Sportive, Realizzare Progetti Educativi".
E' stata una esperienza molto positiva, sia in termini didattici in quanto i vari docenti che si sono susseguiti durante il corso hanno dato spunti di riflessione e di analisi molto interessanti, sia perchè durante il corso sono nati molti momenti di confronto con gli altri corsisti, molti operatori sul territorio in varie discipline sportive, potendo aprire dibattiti funzionali a comprendere meglio il sistema.
Idee sparse del corso:
1) Sport come idea di salute, ma non come assenza di malattia, ma come investimento sulla propria persona per il suo benessere. Attraverso lo Sport miglioriamo (o dovremmo migliorare) la salute fisica, la salute psicologica e la salute sociale. Nel mondo moderno c'è molta specializzazione. Così anche nello Sport. I problemi e i processi vengono segmentati e analizzati in modo specifico. I ragazzi inseriti in questi diversi ambienti (famiglia, scuola, società sportiva, oratorio, amici, facebook...) vivono in questi ambienti di crescita in modo diversificato, spesso con regole diverse, se non opposte e l'equilibrio delle persone più deboli viene a mancare. Recuperare la globalità delle persone è obiettivo anche dello Sport, altrimenti l'esperienza che offriamo diventa solo funzionale ad una parte della vita delle persone che abbiamo in palestra e non allo sviluppo completo delle persone che stiamo crescendo.
2) In una Società che pensa di essere evoluta il Dirigente Scolastico dovrebbe programmare la propria attività didattica anche insieme al Dirigente Sportivo. La scuola pur provando a innovarsi sotto questo aspetto, fatica ancora a capire l'importanza dell'ambiente educativo dove lo Sport è inserito e non capisce proprio che spesso l'unico percorso nei casi più problematici d'integrazione sociale è proprio lo Sport. Ma tant'è che molti dei miei giocatori sono costretti a mentire ai propri professori non dichiarando proprio che sono stati assenti da scuola perchè sono andati a giocare una Finale Nazionale o un Interzona. I professori non capirebbero il senso, il motivo, l'importanza della cosa per il ragazzo e la conseguenza immediata sarebbe una speciale cura di dissuasione allo Sport.
3) Cos'è lo Sport: è una esperienza antropologica che fa e che crea cultura (fisica, letteraria, politica...). E' basiliare sapere perchè i miei giocatori fanno sport e perchè quello specifico sport e non un altro (orientamento). Lo Sport è una combinatoria matematica, dovendo comprendere delle regole e "leggere" delle situazioni. Lo Sport sviluppa apprendimento e crea una esperienza sociale importante. Lo Sport crea dipendenza all'adrenalina... (è forse per questo che non potrò mai smettere di allenare... mi mancherebbe troppo) e negli ultimi anni da possibilità anche economiche di futuro e lavoro.
L'allenatore dovrebbe conoscere tutte queste cose in funzione del proprio atleta, giocatore, ragazzo.
4) Nel passato il rapporto di lavoro, azienda-lavoratore era un matrimonio spesso che durava tutta la vita. Si entrava in banca a 23 anni e si usciva a 60. Trasferendo questo esempio nello Sport moderno, possiamo notare come anche nello sport giovanile di buon livello la ricerca da parte degli Atleti (e dei loro genitori a volte) del miglior posto dove allenarsi, giocare e vivere la propria pratica sportiva è diventata consuetudine forte e condivisa da tanti. Nel passato un ragazzino bravo a giocare a qualsiasi sport iniziava nel proprio paese e spesso finiva li. Adesso a 15-16 anni le esperienza sportive sono tante e ci ritroviamo dei giovani veterani dello Sport con cambi di Società, trasferimeti, opzioni, prestiti... già in tenera età. Non è che la cosa sia negativa a prescindere, però dobbiamo (come educatori, allenatori, dirigenti) capire e entrare nel merito dell'evoluzione personale degli atleti che scelgono questa strada per migliorare.
Beh, qualche spunto di riflessione del corso l'ho scritto. Proprio nella giornata di mercoledì 5 ottobre l'Università ha consegnato ai vari corsisti l'attestato di frequanza del Corso (qui sotto). Il secondo corso prenderà il via a novembre e le iscrizioni scadranno il 18 ottobre. Per chi volesse avere informazioni, si possono recupare sul sito provinciale della FIP di Bergamo.
E' stata una esperienza molto positiva, sia in termini didattici in quanto i vari docenti che si sono susseguiti durante il corso hanno dato spunti di riflessione e di analisi molto interessanti, sia perchè durante il corso sono nati molti momenti di confronto con gli altri corsisti, molti operatori sul territorio in varie discipline sportive, potendo aprire dibattiti funzionali a comprendere meglio il sistema.
Idee sparse del corso:
1) Sport come idea di salute, ma non come assenza di malattia, ma come investimento sulla propria persona per il suo benessere. Attraverso lo Sport miglioriamo (o dovremmo migliorare) la salute fisica, la salute psicologica e la salute sociale. Nel mondo moderno c'è molta specializzazione. Così anche nello Sport. I problemi e i processi vengono segmentati e analizzati in modo specifico. I ragazzi inseriti in questi diversi ambienti (famiglia, scuola, società sportiva, oratorio, amici, facebook...) vivono in questi ambienti di crescita in modo diversificato, spesso con regole diverse, se non opposte e l'equilibrio delle persone più deboli viene a mancare. Recuperare la globalità delle persone è obiettivo anche dello Sport, altrimenti l'esperienza che offriamo diventa solo funzionale ad una parte della vita delle persone che abbiamo in palestra e non allo sviluppo completo delle persone che stiamo crescendo.
2) In una Società che pensa di essere evoluta il Dirigente Scolastico dovrebbe programmare la propria attività didattica anche insieme al Dirigente Sportivo. La scuola pur provando a innovarsi sotto questo aspetto, fatica ancora a capire l'importanza dell'ambiente educativo dove lo Sport è inserito e non capisce proprio che spesso l'unico percorso nei casi più problematici d'integrazione sociale è proprio lo Sport. Ma tant'è che molti dei miei giocatori sono costretti a mentire ai propri professori non dichiarando proprio che sono stati assenti da scuola perchè sono andati a giocare una Finale Nazionale o un Interzona. I professori non capirebbero il senso, il motivo, l'importanza della cosa per il ragazzo e la conseguenza immediata sarebbe una speciale cura di dissuasione allo Sport.
3) Cos'è lo Sport: è una esperienza antropologica che fa e che crea cultura (fisica, letteraria, politica...). E' basiliare sapere perchè i miei giocatori fanno sport e perchè quello specifico sport e non un altro (orientamento). Lo Sport è una combinatoria matematica, dovendo comprendere delle regole e "leggere" delle situazioni. Lo Sport sviluppa apprendimento e crea una esperienza sociale importante. Lo Sport crea dipendenza all'adrenalina... (è forse per questo che non potrò mai smettere di allenare... mi mancherebbe troppo) e negli ultimi anni da possibilità anche economiche di futuro e lavoro.
L'allenatore dovrebbe conoscere tutte queste cose in funzione del proprio atleta, giocatore, ragazzo.
4) Nel passato il rapporto di lavoro, azienda-lavoratore era un matrimonio spesso che durava tutta la vita. Si entrava in banca a 23 anni e si usciva a 60. Trasferendo questo esempio nello Sport moderno, possiamo notare come anche nello sport giovanile di buon livello la ricerca da parte degli Atleti (e dei loro genitori a volte) del miglior posto dove allenarsi, giocare e vivere la propria pratica sportiva è diventata consuetudine forte e condivisa da tanti. Nel passato un ragazzino bravo a giocare a qualsiasi sport iniziava nel proprio paese e spesso finiva li. Adesso a 15-16 anni le esperienza sportive sono tante e ci ritroviamo dei giovani veterani dello Sport con cambi di Società, trasferimeti, opzioni, prestiti... già in tenera età. Non è che la cosa sia negativa a prescindere, però dobbiamo (come educatori, allenatori, dirigenti) capire e entrare nel merito dell'evoluzione personale degli atleti che scelgono questa strada per migliorare.
Beh, qualche spunto di riflessione del corso l'ho scritto. Proprio nella giornata di mercoledì 5 ottobre l'Università ha consegnato ai vari corsisti l'attestato di frequanza del Corso (qui sotto). Il secondo corso prenderà il via a novembre e le iscrizioni scadranno il 18 ottobre. Per chi volesse avere informazioni, si possono recupare sul sito provinciale della FIP di Bergamo.
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Corso di Perfezionamento
mercoledì 5 ottobre 2011
DALLA ORGANIZZAZIONE MONDIALE DELLA SANITA' LIFE SKILLS EDUCATION IN SCHOOLS
Ho sentito parlare solo di recente delle "Life Skills", durante una delle lezioni durante il Corso di Perfezionamento che ho svolto presso l'Università di Bergamo. Le "Life Skills sono l'insieme di abilità personali e relazionali che servono per governare i rapporti con il resto del mondo e per affrontare positivamente la vita quotidiana, "competenze sociali e relazionali che permettono ai ragazzi di affrontare in modo efficace le esigenze della vita quotidiana, rapportandosi con fiducia a se stessi, agli altri e alla comunità", abilità e competenze "che è necessario apprendere per mettersi in relazione con gli altri e per affrontare i problemi, le pressioni e gli stress della vita quotidiana.
Il "nucleo fondamentale" di life skill è costituito da:
01. Capacità di leggere dentro se stessi (Autocoscienza): conoscere se stessi, il proprio carattere, i propri bisogni e desideri, i propri punti deboli e i propri punti forti; è la condizione indispensabile per la gestione dello stress, la comunicazione efficace, le relazioni interpersonali positive e l'empatia;
02. Capacità di riconoscere le proprie emozioni e quelle degli altri (Gestione delle emozioni): "essere consapevoli di come le emozioni influenzano il comportamento" in modo da "riuscire a gestirle in modo appropriato"e a regolarle opportunamente;
03. Capacità di governare le tensioni (Gestione dello stress): saper conoscere e controllare le fonti di tensione "sia tramite cambiamenti nell'ambiente o nello stile di vita, sia tramite la capacità di rilassarsi";
04. Capacità di analizzare e valutare le situazioni (Senso critico): saper "analizzare informazioni ed esperienze in modo oggettivo, valutandone vantaggi e svantaggi, al fine di arrivare a una decisione più consapevole", riconoscendo e valutando "i diversi fattori che influenzano gli atteggiamenti e il comportamento, quali ad esempio le pressioni dei coetanei e l'influenza dei mass media";
05 Capacità di prendere decisioni (Decision making): saper decidere in modo consapevole e costruttivo "nelle diverse situazioni e contesti di vita"; saper elaborare "in modo attivo il processo decisionale può avere implicazioni positive sulla salute attraverso una valutazione delle diverse opzioni e delle conseguenze che esse implicano";
06 Capacità di risolvere problemi (Problem solving): saper affrontare e risolvere in modo costruttivo i diversi problemi che "se lasciati irrisolti, possono causare stress mentale e tensioni fisiche";
07 Capacità di affondare in modo flessibile ogni genere di situazione (Creatività): saper trovare soluzioni e idee originali, competenza che "contribuisce sia al decision making che al problem solvine, permettendo di esplorare le alternative possibili e le conseguenze delle diverse opzioni";
08 Capacità di esprimersi (Comunicazione efficace): sapersi esprimere in ogni situazione particolare sia a livello verbale che non verbale "in modo efficace e congruo alla propria cultura", dichiarando "opinioni e desideri, ma anche bisogni e sentimenti, ascoltando con attenzione gli altri per capirli, chiedendo, se necessario, aiuto;
09 Capacità di comprendere gli altri (Empatia): saper comprendere e ascoltare gli altri, immedesimandosi in loro "anche in situazioni non familiari", accettandoli e comprendendoli e migliorando le relazioni sociali "soprattutto nei confronti di diversità etniche e culturali";
10 Capacità di interagire e relazionarsi con gli altri in modo positivo (Skill per le relazioni interpersonali): sapersi mettere in relazione costruttiva con gli altri, "saper creare e mantenere relazioni significative" ma anche "essere in grado di interrompere le relazioni in modo costruttivo"
Ogni educatore e in questo senso anche ogni istruttore e allenatore di pallacanestro, dovrebbe conoscere le "Life Skills" e preoccuparsi di perpetuare nel tempo esercizi che possano essere funzionali anche al miglioramento, non solo della tecnica, ma anche di come risolvere un problema, di come essere in grado di comunicare efficacemente, di come gestire le proprie emozioni...
Sono tutte cose che oltre a migliorare il giocatore, l'atleta, il cestista... possono e devono migliorare la persona nel suo complesso. E tutto ciò mi sembra una gran cosa.
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Psicologia e Pedagogia dell'allenare
INIZIA LA STAGIONE AGONISTICA 2011-2012 COSA C'E' DI MEGLIO DI UN BUON ARBITRAGGIO?
Con l'inizio dei campionati giovanili, inizia anche il rapporto odio-amore con gli arbitri della nostra regione e non solo. In ogni occasione mi riprometto di cercare di avere un comportamento corretto, cordiale e utile al sistema. Poi però spesso l'agonismo, il poco sangue che arriva al cervello e tante altre cose... ti fanno fare e dire delle cose che sarebbe meglio non fare e non dire.
Ognuno di noi dovrebbe riflettere sulle condizioni difficili in cui gli arbitri possono operare durante la loro attività, oltretutto negli ultimi tempi avendo avuto a che fare con la formazione dei giovani arbitri nei vari progetti come Lombardia, viene naturale provare ad avere comportamenti più responsabili.
Le condizioni per fare un passo in avanti tutti quanti su questo tema ci sono. Spero solo, nonostante le tante partite da allenare durante l'anno, di riuscire negli intenti pre-stagionali.
In bocca al lupo.
Ognuno di noi dovrebbe riflettere sulle condizioni difficili in cui gli arbitri possono operare durante la loro attività, oltretutto negli ultimi tempi avendo avuto a che fare con la formazione dei giovani arbitri nei vari progetti come Lombardia, viene naturale provare ad avere comportamenti più responsabili.
Le condizioni per fare un passo in avanti tutti quanti su questo tema ci sono. Spero solo, nonostante le tante partite da allenare durante l'anno, di riuscire negli intenti pre-stagionali.
In bocca al lupo.
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Allenatore
martedì 4 ottobre 2011
COSA C'E' DI PIU BELLO CHE FAR EMERGERE LE DOTI DELLE PERSONE CHE CI STANNO ACCANTO
In un mondo in cui ognuno di noi vorrebbe insegnare qualcosa ad un altro, mi rendo sempre più conto che spesso la vera capacità di riuscire ad entrare nell'intimo di quacuno, insegnando qualcosa di vero, sta nel guardare, ascoltare e riconoscere nell'altro le cose belle e meritevoli che risiedono già dentro di lui e che vorremmo emergessero.
Spesso mi perdo in grandi discorsi e in spiegazioni futili, sia in termini tecnici che tattici che di atteggiamento sul modo di essere persone e atleti, ma in realtà non mi rendo conto che le cose che dico, chi mi sta di fronte, le sa già. Le ha già dentro di se.
Il vero modo quindi di educare è quello di riuscire a tirare fuori quello che è già dentro le persone con cui abbiamo a che fare.
Mi devo convicere di questo e nonostante la normale voglia o necessità narcisista di far risaltare al centro dell'attenzione il mio modo di essere, la mia parsonalità e/o la mia conoscenza (più o meno approfondita), scavare nel profondo delle persone, ricercando doti e attitudini da far emergere, è compito necessario per ritrovarsi un giorno con la soluzione in mano e con una persona migliore di fronte.
Cosa c'è di più bello nel vedere emergere le doti delle personi che ci stanno accanto?
Spesso mi perdo in grandi discorsi e in spiegazioni futili, sia in termini tecnici che tattici che di atteggiamento sul modo di essere persone e atleti, ma in realtà non mi rendo conto che le cose che dico, chi mi sta di fronte, le sa già. Le ha già dentro di se.
Il vero modo quindi di educare è quello di riuscire a tirare fuori quello che è già dentro le persone con cui abbiamo a che fare.
Mi devo convicere di questo e nonostante la normale voglia o necessità narcisista di far risaltare al centro dell'attenzione il mio modo di essere, la mia parsonalità e/o la mia conoscenza (più o meno approfondita), scavare nel profondo delle persone, ricercando doti e attitudini da far emergere, è compito necessario per ritrovarsi un giorno con la soluzione in mano e con una persona migliore di fronte.
Cosa c'è di più bello nel vedere emergere le doti delle personi che ci stanno accanto?
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