sabato 19 dicembre 2009

CODICE DEONTOLOGICO DEL COACH
PROVARE AD ESSERE SEMPRE MIGLIORI


Rovistando in camera mia tra gli appunti di qualche anno fa nella recente giornata passata a Varese, ho ritrovato il Codice Deontologico del Coach (che vi allego) inserito in un book per allenatori chiamato "So Tutto Basket".

Le istanze e le considerazioni sono valide e le voglio condividere con gli allenatori che quotidianamente vengono a visitare questo blog alla ricerca della ricetta sempre più perfetta per essere migliori.

Per scaricare il Codice completo puoi cliccare QUI

martedì 8 dicembre 2009

RUBRICA ALLENATORI DI BASKET GIOVANILE
GUIDO TASSONE - PALL. MONCALIERI-SAN MAURO


Intervista di Guido Tassone (Responsabile Pallacanestro Moncalieri)

D: Cosa significa per te costruire un buon settore giovanile?

R: Il settore giovanile è il ”gruppo“, una unione di programma, di identità, di progetto, di crescita per tutte le componenti.

D: Che cosa non può assolutamente mancare per avere un buon settore giovanile?
R: Le società che ci credono, che definiscono gli obiettivi, LA PASSIONE DI TUTTI, allenatore/i che sappiano “tradurre”.

D: Quali aspetti tecnici prediligi nel tuo modo d’insegnare la pallacanestro ai giovani atleti del tuo settore giovanile?
R: utilizzo del fondamentale nella visione progressiva e globale del miglioramento del gioco

D: Come riesci a far capire ai tuoi giocatori l’importanza di allenarsi sempre al massimo, di diventare ottimi atleti prima che buoni giocatori, l’importanza di una dieta specifica…?
R: Come primo obiettivo non tecnico PROVO a far capire che non contano le regole esplicite, ma che gli atleti, gli uomini possono e devono crescere costruendosi, sentendo proprie le “Regole implicite”, la serietà, la disponibilità, l’altruismo etc. Sono valori solo quando sentiti e non quando imposti, infine tento di indicare esempi di percorsi positivi (non necessariamente di esito sportivo).

D: Nel tuo rapporto interpersonale con i ragazzi che alleni quale metodo pedagogico usi per ottenere sempre il massimo?
R: Cerco di non barare anzitutto, ovviamente cerco di essere equilibrato con la consapevolezza di non riuscirci sempre; I giocatori capiscono che nessuno si pone come infallibile.
Devono però avere progressivamente sempre più chiaro che sull’atteggiamento Noi non concediamo nulla, che abbiamo obiettivi e vogliamo sconfiggere la “cultura dell’alibi”.
Le considerazioni ed il dialogo sulle difficoltà e sulla eventuale cattiva realizzazione sono sempre possibili, qualora appunto non siano problemi originati da cattiva mentalità, da alibi.

D: Nella tua carriera di allenatore di settore giovanile la presenza di genitori e/o familiari (amici) ingombranti che hanno rappresentato un problema per il miglioramento dei giovani giocatori che allenavi ci sono stati? E se si in che in modo hai risolto la questione?
R: Si, problemi ci sono stati, credo che nessuno abbia mai trovato la formula o abbia mai pensatoci possa essere una formula per la soluzione. La risposta potrebbe però essere molto articolata, e difficilmente oggettiva. Quando il campo della conoscenza reciproca è ancora aperto, io provo a fare passare qualche concetto dichiarando che per alcuni aspetti sarà necessaria la complicità genitore/istruttore: per esempio chiedo e propongo la collaborazione per sviluppare la “PASSIONE” dei ragazzi, dichiaro che l’obiettivo comune è aumentare il livello di apprendimento, cerco di rassicurare e fare capire che nessuno vuole imbrogliare i figli. Ma questo ovviamente è, diciamo il titolo, poi nello svolgimento si prendono strade diverse da genitore a genitore, da situazione a situazione; e non sempre sono necessariamente negative.
Se nascono problemi, tendenzialmente li affronto ancora in scambi singoli, ricordando a tutti che una visione di Gruppo, di bene del gruppo è dovuta e non può essere solo dell’istruttore, anche se la visione “Da genitore che vuole il bene del figlio“ è diversa. Alle volte i problemi si risolvono, ma non sempre.

D: Quali sono, secondo il tuo parere, i tre maggiori problemi per il basket giovanile in Italia e se vuoi dicci come faresti a risolvere questi problemi?
R: Per semplicità riduco a due i macro temi. L’ingresso nel mondo del basket, l’uscita dai settori giovanili. Oggi i solchi sono troppo marcati: il passaggio dall’attività cosiddetta mini all’agonistica, il passaggio da giovanile a senior.
Nel riguardo del primo punto io tenterei di allargare la visione; la mancanza dell’educazione fisica/sportiva nella scuola elementare lascia un vuoto di base, che viene parzialmente coperto dalle attività “mini”, che inevitabilmente restano troppo di base. Il passaggio quindi ad una attività da settore giovanile, con tutte le storture e problematiche su esposte non è ammortizzato. Il passaggio da gioco ad istruzione è difficile e va supportato dell’ente preposto con un altissimo livello di formazione degli istruttori. Banalizzo, ma il vecchio discorso da bar per cui
tante/troppe società destinano gli istruttori alle prime armi proprio in quelle fasce di passaggio così delicate, è molto attuale.
Per il secondo punto, si è parlato moltissimo tra le varie riunioni dei responsabili ed altro, e credo che la visione sia molto condivisa. Sintetizzerei dicendo che i ragazzi che escono da under 19 hanno ancora delle esigenze, delle lacune da colmare. Serve un sistema che li veda ancora protagonisti ed al centro del percorso formativo, questo sistema deve essere fatto di dirigenti “centrali” che lo capiscano e di conseguenti regole che ne favoriscano la realizzazione (campionati), dirigenti “periferici” che condividano in proprio la visione, ma deve essere anche fatto da allenatori che vedano e vogliano completare l’iter formativo.

D: Che consiglio daresti ad un giovane allenatore che voglia specializzarsi sulla formazione di buoni giocatori a livello giovanile?
R: SAPERE: imparare, i libri, l’aggiornamento, informarsi, scambiare: tutto bene, ma attivare tutte quelle esperienze che ti fanno stare con i giovani con dedizione di tempo, quindi SAPER (stare) FARE.

D: In ultimo qual è la motivazione che ti porta a continuare ad allenare a livello giovanile?
R: Ho allenato per trenta anni squadre senior, e ho praticamente sempre chiesto e ottenuto di collegare una attività di responsabile o di allenatore di settore giovanile; è servito per mantenere i piedi nella realtà ed innaffiare la passione.
Egoisticamente mi crea piacere, altruisticamente penso ancora che se questa passione vive, qualche cosa si trasmette. Se si può parlare di soddisfazione personale, si parla anche di soddisfazione professionale, e forse questo fa sì di essere funzionali ed utili al sistema …spero. Crescere e far crescere.

Un aneddoto che mi rimbalza sempre: A Torino nel calcio, operava un signore
di nome Sergio Vatta, riconosciuto allora come il migliore o uno dei migliori allenatori. Faceva da sempre il settore giovanile (uno dei più produttivi d’Italia), per le vicende che sempre caratterizzano quel mondo, un giorno venne chiamato in serie "A" a sostituire non ricordo chi. Fece qualche partita poi, senza grandi clamori tornò alla sua attività con una frase che mi colpì: ”Preferisco tornare a fare un bagno nel mio mare con l’acqua pulita”.

domenica 6 dicembre 2009

RUBRICA ALLENATORI DI BASKET GIOVANILE
GIANNI CHIAPPARO DOCET



Intervista a Gianni Chiapparo (Varese)

D: Cosa significa per te costruire un buon settore giovanile?
R: Dare la possibilità al maggior numero di ragazzi/e di potersi confrontare imparando la pallacanestro, fornendo loro le conoscenze perché possano migliorare la loro creatività e gli spazi operativi perché si sentano coinvolti e considerate persone!!!

D: Che cosa non può assolutamente mancare per avere un buon settore giovanile?
R: La passione per il nostro sport, le conoscenze per poterlo insegnare, la pazienza per saperne attendere i frutti.

D: Quali aspetti tecnici prediligi nel tuo modo d’insegnare la pallacanestro ai giovani atleti del tuo settore giovanile?
R: La comprensione delle situazioni sempre diverse che andranno ad affrontare. Per far ciò devono cercare di costruirsi un bagaglio tecnico-tattico il più completo possibile, ma con un’apertura mentale ad accettare novità e differenze.

D: Come riesci a far capire ai tuoi giocatori l’importanza di allenarsi sempre al massimo, di diventare ottimi atleti prima che buoni giocatori, l’importanza di una dieta specifica…?
R: Con l’esempio, non vi è cosa migliore, i ragazzi/e “sentono”, chi hanno di fronte, lo misurano, lo accettano se capiscono che lavora per loro e con sentimento sincero anche se duramente. Prima di essere giocatori bisognerebbe essere buoni atleti. Non sempre questa regola è rispettata. Questa regola non scritta andrebbe fatta capire ed apprezzare ai giovani. Solo con sacrificio si costruisce qualcosa d'importante... sapendo anche che non sempre il sacrificio è dolore.
Per capire a fondo l’importanza di una buona alimentazione, si dovrebbe incontrare un alimentarista facendo anche test sulle intolleranze alimentari. Spesso si scoprirono cose importanti e a volte un mondo nuovo affascinante.

D: Nel tuo rapporto interpersonale con i ragazzi che alleni quale metodo pedagogico usi per ottenere sempre il massimo?
R: Un misto di metodologie didattiche vissute e quindi sperimentate in 40 anni di basket, e a seconda dell’età, delle capacità, delle situazioni ambientali in cui si opera. Basta ricordate che Sparta era la più grande democrazia dell’antica Grecia e loro lavoravano sodo. Questo non lo dico io, ma Aristotele un vecchio "coach" datato.

D: Nella tua carriera di allenatore di settore giovanile la presenza di genitori e/o familiari (amici) ingombranti che hanno rappresentato un problema per il miglioramento dei giovani giocatori che allenavi ci sono stati? E se si in che in modo hai risolto la questione?
R: Una volta non vi erano genitori onnipresenti, ma spesso solo genitori all'anagrafica. Ora troppo spesso l’eccesso di bene od il rimorso crea ingerenza, danneggiando un sano rapporto figli-genitori e genitori-allenatori. Troppo spesso le aspirazioni e le attese-pretese dei genitori vengono riversate sui figli con l'accumulo di tensioni eccessive.
Il problema esiste, personalmente cerco di agire con i ragazzi che alleno perché sono loro con cui ho a che fare tutti i giorni, e m'interessa il loro miglioramento, tuttavia lascio aperta una porta per il dialogo con gli adulti. Spiegare le ragioni delle scelte fatte e della filosofia che le ispira mi sembra cosa sana a giusta.
Dopodichè chi non crede in ciò che è stato detto e spiegato, è libero di andare da un altra parte. E' perfettamente inutile lavorare con gente scontenta. Tutti gli altri palliativi come tali lasciano i problemi senza risolverli. Ricordiamoci però che i genitori sono “loro” e che noi siamo semplicemente allenatori per un giorno, un mese, un anno.

D: Quali sono, secondo il tuo parere, i tre maggiori problemi per il basket giovanile in Italia e se vuoi dicci come faresti a risolvere questi problemi?
R: Primo, vi sono sempre meno giovani. Nel 1979 13 milioni di Under 15 in Italia, nel 2009 sono solo 9. Sapere di questo dato significa già renderci conto che proporzionalmente il materiale su cui lavorare è minore.
Secondo, sono sbagliati i tempi di competitività, troppo lungo il periodo di gare, troppo poco il tempo per lavori individuali atletici e tecnici.
Terzo, abbiamo creato figure che già a 16 anni creano "disturbi" nei ragazzi/e e nei genitori con miraggi di carriere e guadagni futuri.
Quarto, cecità di molti dirigenti che vedono il settore giovanile solo in funzione di risultati-vittorie e non di risultati come crescita degli atleti/e e della squadra.
Quinto, con le regole attuali sul professionismo, difficile fare investimenti sul settore giovanile.

D: Che consiglio daresti ad un giovane allenatore che voglia specializzarsi sulla formazione di buoni giocatori a livello giovanile?
R: Se la passione per il mondo dei giovani e per l’insegnamento della pallacanestro lo attira, siamo già a buon punto. Crearsi un bagaglio culturale sportivo e il secondo passo. Qualcosa di lungimirante che possa contenere un po' di tecnica, una buona dose di pedagogia e un saper fare funzionale all'età con cui si ha intenzione di avere a che fare.

D: In ultimo qual è la motivazione che ti porta a continuare ad allenare a livello giovanile?
R: Un sano egocentrismo ed un po’ di egoismo. E' bello dirigere un gruppo di ragazzi e fargli crescere. Poi stiamo tranquilli perchè ti torna tutto indietro. Cosa pretendere di più?

martedì 1 dicembre 2009

RUBRICA PER ALLENATORI DI BASKET GIOVANILE
RISPONDE LORENZO GANDOLFI - CRABS RIMINI


Intervista a Lorenzo Gandolfi (Responsabile Crabs Rimini)

D: Cosa significa per te costruire un buon settore giovanile?
R: Costruire una “casa” dove tutti, dai ragazzi agli allenatori, si sentano a loro agio e si sentano soprattutto coinvolti in prima persona. Questo indipendentemente dal livello.

D: Che cosa non può assolutamente mancare per avere un buon settore giovanile?
R: La programmazione e l’organizzazione del lavoro attraverso l’ottimizzazione delle persone e del tempo.

D: Quali aspetti tecnici prediligi nel tuo modo d’insegnare la pallacanestro ai giovani atleti del tuo settore giovanile?
R: Arrivare alla conoscenza del gioco attraverso l’uso dei fondamentali. Ripetizione del gesto con difficoltà sempre diverse.

D: Come riesci a far capire ai tuoi giocatori l’importanza di allenarsi sempre al massimo, di diventare ottimi atleti prima che buoni giocatori, l’importanza di una dieta specifica…?
R: Mi piace creare buone abitudini. Le cattive abitudini sono la prima cosa che cerco di eliminare nei nuovi gruppi o nei nuovi ragazzi. Esiste un momento per ogni cosa.
Forse il fatto di avere ragazzi in foresteria con molta “fame” contagia gli altri. Fondamentale la completa sintonia col preparatore atletico. Anni fa la presenza del preparatore in palestra era motivo di malumore oggi invece si divertono.

D: Nel tuo rapporto interpersonale con i ragazzi che alleni quale metodo pedagogico usi per ottenere sempre il massimo?
R: Mi ritengo un grandissimo “rompipalle”, uno molto esigente e maniacale nei dettagli. Sono uno che provoca e che cerca sempre una reazione. Ma sono convinto che quando sei “vero” i ragazzi ti seguono sempre. Cerco continuamente di essere coerente con me stesso. La parola d’ordine che mi sono dato quest’anno è: “non dare niente per scontato”. Mi ritrovo a chiedere cose ai ragazzi praticamente opposte a quello che succede loro nella vita quotidiana. Gli chiedo di fidarsi dei compagni di squadra quando nella vita quotidiana “l’altro” non è più una risorsa (come succedeva alla nostra generazione che le cose della vita le imparavi da quelli più grandi), ma anzi è visto come un “pericolo” (paura degli extracomunitari).
Gli chiedo di avere rapporti profondi quando hanno (per la maggior parte) rapporti superficiali. Non hanno amici ma mille conoscenze. Mille “contatti”. Gli chiedo di assumersi responsabilità in campo quando questa è la generazione degli alibi e delle scuse.
Per dormire uso la maglietta col logo coniato da D’arcangeli della Stella Azzurra che lui stesso mi ha regalato: “niente più scuse”. Fantastica !

D: Nella tua carriera di allenatore di settore giovanile la presenza di genitori e/o familiari (amici) ingombranti che hanno rappresentato un problema per il miglioramento dei giovani giocatori che allenavi ci sono stati? E se si in che in modo hai risolto la questione?
R: Ho sempre creduto nella complicità con i genitori attraverso un rapporto sincero con regole da rispettare. Ultimamente ho diminuito questo atteggiamento e soprattutto cerco di evitare il genitore “amico” del figlio. Quando c’è stato qualche problema ho constatato che la situazione non era mai “serena” di partenza e quindi difficilmente risolvibile.

D: Quali sono, secondo il tuo parere, i tre maggiori problemi per il basket giovanile in Italia e se vuoi dicci come faresti a risolvere questi problemi?
R: Ho fatto molti tornei all’estero e ho anche lavorato un anno in Spagna. Sono sempre più convinto che la nostra scuola di allenatori di settore giovanile sia la migliore insieme agli slavi. Non ci sono sostanziali problemi fino a che i ragazzi sono nei settori giovanili. I problemi arrivano quando i ragazzi dovrebbero uscire. Trovo poco formativo il doppio tesseramento come caso singolo mentre sto osservando con interesse le situazioni, aperte da Biella, Stella Azzurra e Bergamo, di “doppio tesseramento” dell’intera squadra.

D: Che consiglio daresti ad un giovane allenatore che voglia specializzarsi sulla formazione di buoni giocatori a livello giovanile?
R: Di non cercare le scorciatoie ed apprezzare gli sforzi che fa un ragazzino nel provare quello che gli si propone. Farsi trasportare dalla passione per questo gioco e se un giorno qualche matto ti da anche dei soldi ritenersi molto fortunato.

D: In ultimo qual è la motivazione che ti porta a continuare ad allenare a livello giovanile?
R: Quella che mi fatto prendere la scelta di rinunciare definitivamente a lavorare con squadre senior, sia come capo allenatore o assistente. La possibilità di insegnare e trasmettere qualche cosa che hai dentro.

venerdì 27 novembre 2009

RUBRICA PER ALLENATORI DI BASKET GIOVANILE
RISPONDE ENRICO ROCCO - AURORA DESIO


Intervista a Enrico Rocco (Responsabile Aurora Desio)

D: Cosa significa per te costruire un buon settore giovanile?
R: per prima cosa significa programmare, quindi porre degli obiettivi, valutare gli strumenti a disposizione, indicare i tempi per il raggiungimento degli obiettivi e poi indicare la strada da percorrere.
Obiettivo: Costruire giocatori per la propria Società;
Strumenti: avere lo staff tecnico migliore possibile in base alle risorse disponibili, per questo cercare di prendere i migliori istruttori che secondo me ci sono nella mia zona, preparatore atletico compreso, e cercare di formarne altri investendo su giovani istruttori, magari ex giocatori del settore giovanile, proponendo loro percorsi formativi adeguati. E’ altresì importante costruire anche uno staff di dirigenti accompagnatori coordinato dallo stesso responsabile del settore giovanile. Tecnici e dirigenti devono essere molto affiatati e andare tutti nella stessa direzione.
Tempi: bisogna sempre fare una programmazione di quattro anni, fissando degli step di verifica durante il percorso e soprattutto fare un’analisi approfondita dopo i primi due anni.
Percorso: una volta costruito lo staff e stabiliti gli obiettivi e i tempi indicare un percorso tecnico ed educativo da percorrere per la crescita di giocatori e uomini.

D: Che cosa non può assolutamente mancare per avere un buon settore giovanile?
R: una buona programmazione, uno staff tecnico valido e una società alle spalle che crede nello sviluppo e formazione di nuovi giocatori.

D: Quali aspetti tecnici prediligi nel tuo modo d’insegnare la pallacanestro ai giovani atleti del tuo settore giovanile?
R: lavoro molto sulle capacità individuali, quindi penso che lavorare sui fondamentali sia molto importante, poi propongo loro situazioni di gioco per imparare ad usare il fondamentale corretto, quindi a riconoscere ciò che succede sul campo.

D: Come riesci a far capire ai tuoi giocatori l’importanza di allenarsi sempre al massimo, di diventare ottimi atleti prima che buoni giocatori, l’importanza di una dieta specifica…?
R: parlo sempre con loro di buona alimentazione, io mangio molta verdura e frutta, bevo una spremuta al giorno, di conseguenza parlo di questo a loro facendo capire l’importanza di certi alimenti.

D: Nel tuo rapporto interpersonale con i ragazzi che alleni quale metodo pedagogico usi per ottenere sempre il massimo?
R: sono un allenatore che cerca sempre di provocare una reazione nei giovani giocatori, è una strada pericolosa perché poi devo essere bravo a guidare la loro reazione. Ad oggi dopo 20 anni, è la strada che preferisco.
Però per fare questo mi sono confrontato con pedagogisti, insegnanti, psicologi, ho fatto corsi per potermi relazionare al meglio con i ragazzi. Io sono duro in palestra, sono esigente, ma soprattutto sono sempre me stesso con i ragazzi, non mostro maschere.

D: Nella tua carriera di allenatore di settore giovanile la presenza di genitori e/o familiari (amici) ingombranti che hanno rappresentato un problema per il miglioramento dei giovani giocatori che allenavi ci sono stati? E se si in che in modo hai risolto la questione?
R: io cerco sempre di essere chiaro con i genitori e soprattutto chiedo loro di rispettare i ruoli, loro sono i genitori, io l’istruttore.
Faccio capire loro che l’obiettivo è la crescita dei loro figli e di conseguenza dobbiamo collaborare e non farci la guerra. La mia fortuna è stata che nella mia carriera ho avuto spesso genitori positivi, soprattutto ho allenato molti figli di ex giocatori e di ex allenatori che mai si sono intromessi nel mio lavoro.
Con alcuni, ma sono casi isolati, ho avuto invece alcuni problemi, ma ho solo ribadito le regole e se a loro non andavano bene potevano rivolgersi altrove e così è stato.

D: Quali sono, secondo il tuo parere, i tre maggiori problemi per il basket giovanile in Italia e se vuoi dicci come faresti a risolvere questi problemi?
R: preferisco non rispondere anche perché secondo alcune persone IT24, SUPERDUBBIO, ARRESTO E TIRO, etc. etc., che si nascondono dietro dei nick su alcuni forum io sono uno dei problemi.

D: Che consiglio daresti ad un giovane allenatore che voglia specializzarsi sulla formazione di buoni giocatori a livello giovanile?
R: partire dal presupposto che noi istruttori di settore giovanile siamo come i volontari delle ambulanze: abbiamo delle vite umane tra le nostre mani e quindi dobbiamo essere i più professionali possibili e soprattutto molto preparati.

D: In ultimo qual è la motivazione che ti porta a continuare ad allenare a livello giovanile?
R: ultimamente ho giocato una partita di campionato in serie C Dilettanti e in campo tra le due squadre c’erano 12 miei ex giocatori, quindi questa è la motivazione, vedere persone che hai visto crescere diventare adulti e affermarsi.

martedì 24 novembre 2009

RUBRICA ALLENATORI DI BASKET GIOVANILE
FRANCESCO BENEDETTI - REYER VENEZIA


Intervista a Francesco Benedetti (Responsabile Reyer Venezia)

D: Cosa significa per te costruire un buon settore giovanile?
R: Costruire una grande famiglia, dove qualunque sia la casa che si vive quotidianamente, ci si senta partecipe di qualcosa di più grande ed importante. Un buon settore giovanile deve avere dei suoi principi, morali per la crescita dell’individuo e tecnici per perseguire l’obiettivo finale di costruire dei giocatori importanti. Anche se il vero Settore Giovanile deve lavorare per permettere a tutti i suoi atleti di migliorare ed esprimersi al meglio di quelle che sono le capacità individuali.

D: Che cosa non può assolutamente mancare per avere un buon settore giovanile?
R: Credo sarebbe riduttivo citarne solo una. Anche se dei buoni istruttori-allenatori sono immancabili, credo vadano di pari passo con un preparatore fisico competente ed addentro alle problematiche specifiche del nostro sport e di ragazzi giovani in particolare, nonché dirigenti disponibili e preparati e strutture consone che permettano lo svolgersi delle attività quotidiane.

D: Quali aspetti tecnici prediligi nel tuo modo d’insegnare la pallacanestro ai giovani atleti del tuo settore giovanile?
R: L’apprendimento dello stesso fondamentale per ripetizioni, ma inserito in situazioni di crescente difficoltà e variabilità. E’ fondamentale la dimostrazione e la visualizzazione del gesto tecnico, ma anche il confronto quotidiano con livelli di difficoltà maggiori.

D: Come riesci a far capire ai tuoi giocatori l’importanza di allenarsi sempre al massimo, di diventare ottimi atleti prima che buoni giocatori, l’importanza di una dieta specifica…?
R: Non sempre ci si riesce… L’essere atleta è difficile, di questi tempi lo è sempre di più, perché presuppone dei sacrifici che la società moderna non insegna a fare. Noi cerchiamo innanzitutto di dare l’esempio, non mi sentirei di spiegare ai ragazzi quanto male fa il fumo e poi uscire a fumarmi una sigaretta, o parlare di obesità ed andare dal McDonald e così via. Certo, si cerca di spiegare con franchezza e con esempi tangibili quanto sia importante essere atleta, l’alimentazione, la cura del corpo , ecc., ma se di base non c’è la volontà del ragazzo che sente tutto questo lavoro fondamentale per la sua crescita, le parole sono sparse al vento. Noi crediamo molto ad esempio nella preparazione fisica, ritagliandole grossi spazi, anche a discapito del gioco vero e proprio. Spero che anche questa scelta venga sentita dai nostri ragazzi come un riconoscere l’importanza di questo fattore ed uno stimolo per loro di seguirne i consigli seriamente.

D: Nel tuo rapporto interpersonale con i ragazzi che alleni quale metodo pedagogico usi per ottenere sempre il massimo?
R: Sono sempre stato caratterialmente portato per creare dialogo e conoscenza reciproca anche fuori dal campo, credo fermamente che è difficile comprendere un giocatore se prima non si comprende la persona, il contesto in cui vive ed il suo background. C’è sempre il momento in cui imporsi, arrabbiarsi o sgridare, ma ci deve sempre essere il giusto equilibrio nel rapporto, soprattutto di rispetto e fiducia. Solo fidandoti del tuo allenatore credi veramente in quello che fa e che ti servirà per migliorarti e puoi dare tutto te stesso nel lavoro e sacrificio che ti chiede.

D: Nella tua carriera di allenatore di settore giovanile la presenza di genitori e/o familiari (amici) ingombranti che hanno rappresentato un problema per il miglioramento dei giovani giocatori che allenavi ci sono stati? E se si in che in modo hai risolto la questione?
R: Anche qui che ci siano stati è fuori dubbio, che siano stati risolti è tutto da dimostrare! Di sicuro non mi barrico dietro la mia posizione, si cerca sempre inizialmente di essere accondiscendenti, di trovare un dialogo, magari creare un punto d’incontro per permettere a chi “critica” di valutare anche il tuo punto di vista, o altri diversi.
Poi è chiaro che ad un certo livello un allenatore deve far rispettare la propria autonomia tecnica all’interno di gruppo e squadra. Quindi se la situazione dovesse degenerare, accetterei di perdere un giocatore, seppur forte, pur di conservare il gruppo, la società (intesa come il non creare precedenti pericolosi) e ultimo ma non ultimo, la mia dignità professionale.


D: Quali sono, secondo il tuo parere, i tre maggiori problemi per il basket giovanile in Italia e se vuoi dicci come faresti a risolvere questi problemi?
R: Il problema maggiore penso sia la mancanza di alternative valide per consentire ai ragazzi di fare esperienze vere e costruttive dopo la fine del Settore Giovanile, cioè tra i 19 ed i 22 anni. Come vivaio di serie A trovo molto interessante la possibilità di creare un gruppo completamente in doppio tesseramento, strada aperta da Federico Danna a Biella e che se sarò nelle condizioni, mi piacerebbe replicare.
So che il direttivo del Settore Giovanile, presieduto da Eugenio Crotti, sta lavorando per permettere agli RTT di essere più vicini ed inseriti nelle realtà territoriali, questa credo sia la soluzione migliore per migliorare e rendere più omogeneo il lavoro delle realtà anche più piccole.
Come terzo problema segnalerei il tatticismo sfrenato che talvolta si vede a tutti i livelli del giovanile, forse sarebbe il caso di rendere obbligatori meno tesserini e punti di formazione, ma mirare di più la formazione di allenatori e dirigenti specializzandoli nel Settore Giovanile.

D: Che consiglio daresti ad un giovane allenatore che voglia specializzarsi sulla formazione di buoni giocatori a livello giovanile?
R: Gli consiglierei di abbinare il più possibile l’esperienza e lavoro in palestra con la ricerca di possibilità di vedere all’opera chi del Settore Giovanile ha fatto lavoro e qualità, credo che in un allenamento di Consolini, Di Lorenzo, Schiavi o Danna (solo per citarne alcuni) un giovane allenatore possa imparare più che passando un anno in palestra o studiando mille libri. Il problema è che purtroppo le scarse risorse che nel passato sono state riservate ai settori giovanili, hanno spinto grandissimi allenatori di queste categorie a scegliere percorsi più remunerativi, ma vedere a tutt’oggi un individuale di Molin, Valli, Banchi, Calvani o Boniciolli sia il miglior modo di affacciarsi alla pallacanestro giovanile.

D: In ultimo qual è la motivazione che ti porta a continuare ad allenare a livello giovanile?
R: Semplicemente non credo ci sia nulla di più appagante nella vita di poter insegnare qualcosa a qualcuno. Poterlo fare all’interno dello sport che amo e vivo da più di 20 anni lo ritengo una grandissima fortuna, che spero duri ancora a lungo.

RUBRICA ALLENATORI DI BASKET GIOVANILE
FEDERICO DANNA - ANGELICO BIELLA


Visto che spesso allenatori giovani mi chiamano (scrivono) e mi chiedono consigli utili per migliorare il modo di stare in palestra con i giovani giocatori (e visto che difficilmente sulle riviste specializzate si entra nel merito di questioni del genere) da oggi pubblico interviste ad allenatori importanti di settore giovanile. Di seguito trovere le loro risposte ad una intervista spedita nei giorni scorsi ai più importanti responsabili di settore giovanile in Italia. Per tutti coloro che hanno "fame" di pallacanestro giovanile ecco un nuovo inedito contributo.

Ringrazio in anticipo tutti coloro che in tempi brevi si sono già resi disponibili per questa iniziativa e anche a tutti quelli che lo faranno nel prossimo imminente futuro. Spero che questa iniziativa possa essere considerata come un piccolo contributo fattivo per migliorare il nostro movimento giovanile.


Un saluto.

Andrea Schiavi

Intervista a Federico Danna (Responsabile Angelico Biella)

D: Cosa significa per te costruire un buon settore giovanile?
R: Significa costruire un ambiente nel quale giovani atleti, giovani tecnici, “giovani” dirigenti, genitori, ognuno al proprio livello, crescono sia sul piano dell’educazione sportiva sia di quella umana

D: Che cosa non può assolutamente mancare per avere un buon settore giovanile?
R: Chiari obiettivi, differenti da una società all’altra, per impostare e programmare l’attività.

D: Quali aspetti tecnici prediligi nel tuo modo d’insegnare la pallacanestro ai giovani atleti del tuo settore giovanile?
R: l’insegnamento del gioco attraverso il miglioramento dei fondamentali

D: Come riesci a far capire ai tuoi giocatori l’importanza di allenarsi sempre al massimo, di diventare ottimi atleti prima che buoni giocatori, l’importanza di una dieta specifica…?
R: Non solo ottimi atleti ma ottimi cittadini…..l’esempio di chi li ha preceduti, di chi ha “fatto strada” esempi interni, ragazzi cresciuti con noi, non Gallinari o Bargnani, ma ragazzi che giocano ad alto livello e hanno preso una laurea, ad esempio, attraverso l’impegno giornaliero e la serietà con cui hanno affrontato l’attività proposta

D: Nel tuo rapporto interpersonale con i ragazzi che alleni quale metodo pedagogico usi per ottenere sempre il massimo?
R: Non ho un “metodo pedagogico” scientifico.
Ho 35 anni di esperienza di allenamento con i giovani, ho lavorato con psicologi dello sport, ho lavorato all’interno della scuola elementare, media e superiore, ho fatto tutti i livelli di formazione della Fip. Ho allenato in serie A e ho allenato ragazzi paraplegici.
Dico questo perché penso che tutte queste esperienze, oggi, mi abbiano portato a dire che un istruttore giovanile debba essere esigente, forse duro, non accettare alibi e cattive abitudini che sempre più sono presenti nei giovani d’oggi. Deve essere giusto e coerente.

D: Nella tua carriera di allenatore di settore giovanile la presenza di genitori e/o familiari (amici) ingombranti che hanno rappresentato un problema per il miglioramento dei giovani giocatori che allenavi ci sono stati? E se si in che in modo hai risolto la questione?
R: Si, ci sono stati molti casi di genitori ingombranti, con figli viziati, figli che venivano ritenuti campioni senza esserlo, o genitori che hanno pensato che io non sia stato giusto con i loro figli. A volte avevano ragione a volte no. Spesso non è stato possibile risolvere il problema, spesso i figli non hanno raggiunto il proprio potenziale.
Altre volte si è risolto attraverso il dialogo. Non credo che la frase “ i migliori giocatori giovani sono “orfani” abbia senso. Penso che i genitori siano i primi responsabili dell’educazione e con loro si debba dialogare.


D: Quali sono, secondo il tuo parere, i tre maggiori problemi per il basket giovanile in Italia e se vuoi dicci come faresti a risolvere questi problemi?
R: 1) il passaggio tra il minibasket ed il basket è un problema. Si passa da un corso dove non esistono pretese e regole ad una squadra a volte trattata come se fosse composta da uomini.I minibasket dovrebbe essere anche scuola, istruzione, apprendimento, non solo gioco e divertimento, le prime categorie sono ancora, e sempre più, formate da ragazzini. Qui la soluzione non può che essere la formazione degli istruttori che saranno sempre più prepatati.
2) Il passaggio tra il campionato u19 e l’attivià senior: le regole attuali, nsieme al poco coraggio delle società e dei loro allenatori, fa si che solo i fenomeni giochino ad alto livello, la più parte dei forti ventenni fa il tappabuchi in qualche squadra senior o gioca in una squadra in cui l’allenamento ed il miglioramento non fanno più parte di valori cardine. Soluzione? Cambiare le regole, la struttura dei campionati, ma soprattutto la mentalità degli allenatori delle squdre senior
3) La scarsa comunicazione tra Fip , SSN con i loro tecnici, e le società di base soprattutto. I tecnici federali dovrebbero girare tutto l’anno e visitare i settori giovanile delle società di base.

D: Che consiglio daresti ad un giovane allenatore che voglia specializzarsi sulla formazione di buoni giocatori a livello giovanile?
R: Prepararsi, studiare, aggiornarsi, andare a rubare il mestiere a qualche allenatori di cui si ha stima, stare con i giovani è un impegno importante, bisogna essere preparati oltre le qualifiche e gli obblighi

D: In ultimo qual è la motivazione che ti porta a continuare ad allenare a livello giovanile?
R: è il più bel lavoro che possa immaginare, vedere un giovane che, anche grazie a te, cresce, dà soddisfazioni impagabili; vedere una squadra che cresce con mentalità e valori vicini a quelli del suo coach e che questo, senza scorciatoie, porta a raggiungere risultati importanti è la più grande soddisfazione che, professionalmente, si posssa immaginare

RUBRICA ALLENATORI DI BASKET GIOVANILE
MARCO GANDINI - ARMANI JUNIOR MILANO


Visto che spesso allenatori giovani mi chiamano (scrivono) e mi chiedono consigli utili per migliorare il modo di stare in palestra con i giovani giocatori (e visto che difficilmente sulle riviste specializzate si entra nel merito di questioni del genere) da oggi pubblico interviste ad allenatori importanti di settore giovanile. Di seguito trovere le loro risposte ad una intervista spedita nei giorni scorsi ai più importanti responsabili di settore giovanile in Italia. Per tutti coloro che hanno "fame" di pallacanestro giovanile ecco un nuovo inedito contributo.

Ringrazio in anticipo tutti coloro che in tempi brevi si sono già resi disponibili per questa iniziativa e anche a tutti quelli che lo faranno nel prossimo imminente futuro. Spero che questa iniziativa possa essere considerata come un piccolo contributo fattivo per migliorare il nostro movimento giovanile.


Un saluto.

Andrea Schiavi


Intervista a Marco Gandini (Responsabile Armani Junior Milano)

D: Cosa significa per te costruire un buon settore giovanile?
R: Costruire un settore giovanile di alto livello comporta in primis avere una struttura di reclutamento il più capillare e competente possibile per consegnare agli allenatori il miglior materiale umano possibile su cui lavorare. La struttura deve poi essere appoggiata da uno staff tecnico e medico di alto livello.

D: Che cosa non può assolutamente mancare per avere un buon settore giovanile?
R: E’ assolutamente fondamentale avere tecnici preparati ed aggiornati a livello tecnico e atletico.

D: Quali aspetti tecnici prediligi nel tuo modo d’insegnare la pallacanestro ai giovani atleti del tuo settore giovanile?
R: Vanno poste le fondamenta su cui i giocatori possano crescere e sviluppare il loro talento, quindi ritengo di assoluta e primaria importanza la conoscenza tecnica e tattica dei fondamentali.

D: Come riesci a far capire ai tuoi giocatori l’importanza di allenarsi sempre al massimo, di diventare ottimi atleti prima che buoni giocatori, l’importanza di una dieta specifica…?
R: L’educazione al diventare un atleta scrupoloso ed esigente con se stesso deve essere figlia dell’abitudine a pensare il proprio vivere il basket come un motivo di quotidiano miglioramento individuale : una persona con una cattiva educazione alimentare, una cattiva attitudine al lavoro, etc … non sarà mai un atleta di alto livello. E’ molto utile, a mio avviso, esibire ed esaltare gli atleti professionisti che possano considerarsi da esempio.

D: Nel tuo rapporto interpersonale con i ragazzi che alleni quale metodo pedagogico usi per ottenere sempre il massimo?
R: E’ difficile che un ragazzo giovane sia consapevole di quale possa essere il suo massimo, molto più facile è, secondo me, abituarli ad avere un atteggiamento fisico e mentale che, diventando abitudine durante il proprio percorso formativo, lo porti ad avere nei confronti dell’allenamento e della partita una predisposizione al massimo impegno.

D: Nella tua carriera di allenatore di settore giovanile la presenza di genitori e/o familiari (amici) ingombranti che hanno rappresentato un problema per il miglioramento dei giovani giocatori che allenavi ci sono stati? E se si in che in modo hai risolto la questione?
R: Mi sono capitati, come a tutti, genitori particolarmente problematici e con cattiva influenza sul miglioramento del proprio figlio. Ho sempre cercato di parlare con loro per renderli coscienti di come il loro comportamento potesse nuocere alla crescita del ragazzo …. poi tutto dipende dall’intelligenza delle persone.

D: Quali sono, secondo il tuo parere, i tre maggiori problemi per il basket giovanile in Italia e se vuoi dirci come faresti a risolvere questi problemi?
R: Il primo problema credo che sia culturale : si scommette poco sui giovani e quando lo si fa non si ha la pazienza di aspettarli, si hanno pochi progetti a lunga scadenza, si è troppo legati a livello di società sportive al risultato agonistico con il difetto di perdere in progettualità. Il secondo problema riguarda il percorso formativo dei ragazzi, che dovrebbe comprendere una ben più strutturata attività tecnico-atletica a livello di bambini U13 e U14 che dovrebbe avere come fine educativo quello di abituare il ragazzo all’assunzione di posture e gesti tecnici corretti che lo possa aiutare a costruirsi come giocatore nel suo futuro percorso formativo. Inoltre bisognerebbe avere un programma tecnico a livello nazionale per fare in modo che gli atleti che escono dai settori giovanili a 19 anni non vengano dispersi in situazioni tecniche di basso profilo ma possano proseguire, sotto l’egida della Federazione e dei club di proprietà, nel loro processo di crescita individuale.

D: Che consiglio daresti ad un giovane allenatore che voglia specializzarsi sulla formazione di buoni giocatori a livello giovanile?
R: Non avere fretta di guadagnare e saper scegliere prima di tutto e soprattutto all’inizio della carriera percorsi formativi in realtà di alto livello tecnico. E’ un lavoro che si impara stando a contatto quotidiano con allenatori più bravi e preparati. Riconoscere e capire l’importanza di saper insegnare i fondamentali con meticolosità e costanza e mettere sempre l’individuo giocatore e il suo miglioramento individuale sopra il risultato.

D: In ultimo qual è la motivazione che ti porta a continuare ad allenare a livello giovanile?
R: Il piacere che leggo negli occhi dei miei giocatori ogni volta che si rendono consapevoli di un loro miglioramento individuale. E’ un’emozione che nessuna vittoria a nessun livello ti può dare!!

martedì 17 novembre 2009

CORSO PER LA TESSERA "ALLENATORE"
IL PRESIDENTE PICCIN (A SORPRESA) RISPONDE


Nei giorni ho scritto al Presidente del CNA Giovanni Piccin sulla riformulazione della proposta dei corsi per acquisire la tessera di Allenatore. Questa la mail:

Per il Presidente CNA Giovanni Piccin:

Considero inteleggenti gli attuali contenuti del PAO e con rinnovato entusiasmo mi appresto ad esercitare la mia passione confermando che questi corsi di aggiornamento servono e sono utili al sistema.

Mi permetto però, visto che lei stesso Presidente, durante lo scorso Clinc Nazionale e Caorle, ha esortato gli astanti a scrivere al CNA per qualsiasi problema/idea/iniziativa di proporle due-tre considerazioni in merito alla formazione degli allenatori in Italia.

So che qualche giorno fa è stato in Lombardia per un convegno sugli arbitri e che ha incontrato anche i Presidenti dei Cna Provinciali e Regionale della Lombardia. So anche che si sta adoperando per riformare in modo sostanziale la formazione degli allenatori per un miglioramento del movimento... e questo vi fa onore.

Guardando la formazione negli altri sport (come si diventa allenatori) calcio - pallavolo - rugby - gli step da superare sono essenzialmente tre:

1 corso a livello provinciale che ti porta ad allenare le giovanili e i campionati regionali (per noi diciamo fino alla serie C regionale)
2 corso a livello regionale che ti porta ad allenare fino alle soglie della serie A
3 corso a livello nazionale (residenziale) che ti da la possibiltià della tessera per allenare in serie A

Per quanto riguarda il basket gli step aumentano, e questo a mio parere potrebbe anche non essere un problema, (allievo allenatore - allenatore di base - allenatore [corso biennale] - allematore nazionale) ma aumenta in maniera esponenziale anche la centralità dell'organizzazione dei corsi.

Gli altri sport seguono molto di più una logica dettata dal territorio (provincia, regione, nazione), mentre nel basket questa logica viene seguita meno.

Molti allenatore che allenano (o che vorrebbero allenare) in Società partecipanti ai campionati intermedi tra la serie C regionale e la serie A prof. sono degli onesti appassionati di pallacanestro che oltre ad allenare essenzialmente per passione, hanno anche (in molti casi) altri lavori con cui campare.

La faccio breve Presidente: soprattutto in un periodo di crisi generalizzata che si rifà anche sul nostro movimento, non sarebbe più opportuno iniziare a pensare di organiizare il terzo livello per noi, corso di allenatore, (il secondo per gli altri sport) a livello di formazione regionale utilizzando o i validi allenatori del settore squadre nazionali o di allenatori (formatori regionali) appositamente predisposti per questo tipo di iniziative?

Organizzare il corso "Allenatori" anche con corsi a livello regionale (o interregionale) non dovrebbe rappresentare quella gamma di possibilità che il CNA dovrebbe prevedere per i propri molti tesserati?

So che per certi formatori (allenatori nazionali) storici questo discorso di apertura verso le persone (allenatori di base) potrebbe risultare una forzatura, ma le assicuro che contemplare nel panorama della formazione degli allenatori di basket, oltre che il corso a bormio o a norcia, anche dei corsi gestiti durante la stagione agonistica (segue proposta) nelle proprie regioni potrebbe davvero far fare un bel salto di qualità in termini di considerazione anche al CNA.

So che pensieri e idee innovative come questa spaventano il sistema, ma solo con proposte riformatrici e utili per le persone si potranno ottenere (a mio parere) consensi e miglioramenti repentini.

Grazie dell'attenzione e delle lattura.

Andrea Schiavi

Eventuale roposta concreta Corso Allenatori (interregionale)
2 fine settimana settembre (venerdì 15-20 / sabato e domenica 8.30-13 - 14-18.30)
totale ore sui due fine settimana 48
2 fine settimana dicembre (ponte 8/12 e vacanze natale) altre 48 ore


Questa la risposta di Giovanni Piccin:

Ti ringrazio della mail del 12 novembre c.a. che ho subito provveduto a girare e al nostro responsabile Tecnico CNA perchè sia informato sulle tematiche in esso contenute.
Per adesso posso solo ringraziarti con la speranza che si possa sempre migliorare e rendere più efficace la comunicazione tra il CNA e i propri tesserati.
Cordiali saluti

Il Presidente C.N.A.
Giovanni Piccin


Non è molto, ma sinceramente non pensavo che mi rispondesse. A dirla tutta l'inoltro a Gebbia (Responsabile Tecnico della formazione) con tutto il rispetto è un passo che non mi tranquillizza molto essendo questo tipo di eventuale cambio epocale nella logistica dei corsi di formazione più appartenente proprio all'area politica e gestionale e non a quella tecnica.
Ma nonostante tutto rimango fiduciso, almeno fino a quando questa mia proposta non vada in mano a qualche allenatore "gurù" o a qualche dirigente federale "statalista"!!

IL SETTORE AGONISTICO PUNTUALIZZA
CAMBIO DELLE REGOLE DAL 2010-2011


Nei giorni scordi per dirimere la diatriba sul cambio del regolamento di cui abbiamo parlato qualche post fa (linea da tre, semicerchio sfondamento, area...) ho scritto al settore agonisitco della FIP.

Nessuna risposta, ma pubblicazione da qualche giorno sul sito fip.it di una bella grafica che puntualizza in maniera inequivocabile che dalla prossima stagione molte delle palestre in Italia non saranno più omologabili per mancanza degli spazi necessari per effettuare i nuovi cambiamenti.

Rimango della mia idea iniziale che queste novità debbano in qualche modo essere fatte soltanto dopo le olimpiadi, ma uno dei miei migliori mentori che sa tutto di date mi conferma che nel corso della storia sono state modificate dalla Federazione anche altre cose altrettanto importanti anche dopo i mondiali.

Ecco le nuove regole: QUI

LA SERIE A FA CAMBIARE LE DATE DELLE FINALI NAZIONALI UNDER 19

Ci risiamo. Si parte con la programmazione fatta nella scorsa stagione dal Settore Giovanile per la stagione sportiva 2009-2010. Tutti gli addetti ai lavori (tranne rare eccezioni, inutili dirvi chi) convengono che programmare le finali nazionali under 19 in anticipo rispetto alla prima settimana di giugno sia un bene per tutti.

L'idea è quella d'inserire le finali in questione durante le final four di eurolega (metà maggio). Totale generale terremoto organizzativo per accorciare la fase regionale (stagione 2008-2009 termine ultimo fine febbraio - stagione in corso fine dicembre) con problemi vari nella gestione della prima parte dei campionati regionali... inoltre anticipo della fase interregionale da inizio gennaio a fine aprile e finali nazionali a metà maggio.

Totale generale, dopo che la FIP aveva già inserito queste date nella sua programmazione, comunicandole e tutte le società, non si sa perchè per volere (pare) delle società di serie A (posso immaginare chi?) si è tornati indietro nella decisione e le finali si faranno a metà giugno.

Ma ora mi domando: tutto questo terremoto non lo si poteva prevedere in qualche maniera? Il tutto da l'impressione che la mano destra non sa cosa fa la sinistra... però si va avanti con fiducia.

Vecchia delibiera con le date delle finali dal 10 al 16 maggio QUI
Nuova delibera QUI

mercoledì 11 novembre 2009



Immagini degli ultimi due minuti della partita di Serie C Regionale tra Borgo Basket e Cassano d'Adda.

CREARE PROBLEMI E STIMOLARE SOLUZIONI
DA IL PROFESSORE: MARIO FLORIS

Pubblico volentieri la relazione di una lezione tecnica tenuta nel lontano 1994 da Mario Floris sulla didattica del settore giovanile.

Nella mia carriera di allenatore delle giovanili ho incontrato soltanto una volta squadre allenate da questo allenatore sardo, adottato poi dalla città di Modena, e rimasi davvero colpito dal modo di stare in campo della sua squadra.

Oggi rileggendo con piacere (sul sito cna.it della fip) quello che sosteneva già diversi anni fa, rimango ancora più colpito dalla capacità di Mario di precorrere i tempi.

Questo la relazione completa (se siete giovani allenatori) che vi invito a leggere cliccando QUI

Ma per dovere di puntualizzazione riporto le frasi che mi hanno più colpito:

1) Presi dalle nostre ansie abbiamo forse troppo spesso ritenuto i fondamentali come fine ultimo del nostro lavoro e in questo senso abbiamo tralasciato di interpretarli ed insegnarli come mezzi e strumenti "PER".

2) Tutti noi abbiamo senz'altro passato delle ore in palestra tenendo i ragazzi inchiodati nelle file a fare degli esercizi di tiro in corsa, di arresto e tiro, di passaggio e palleggio...

3) Dobbiamo convincerci che ingabbiando l'allievo in una serie di obblighi lo si espropria della sua curiosità, del suo desiderio di ricercare gli strumenti tecnici che gli consentono di sentirsi più abile in un'attività verso la quale e' intrinsecamente motivato.

4) Un buon istruttore deve essere in grado di creare problemi e stimolare alla soluzione

5) L'insegnamento non deve più essere indirizzato soltanto verso la pura gestualità ma anche verso la capacità di risolvere i vari problemi che il giocatore deve affrontare durante lo svolgimento del gioco

6) L'automatizzazione di un determinato gesto non avverrà quindi attraverso esercitazioni "a secco" ma attraverso ripetizioni richieste direttamente in situazioni diversificate.

7) Quando il ragazzo sarà completamente coinvolto nel suo processo di crescita, ed avrà ulteriori motivazioni che non saranno più legate esclusivamente alla realizzazione del gesto ma ad altre componenti (giocare ad alto livello, carriera) saranno pronti per un ulteriore miglioramento individuale

8) Per tanto tempo abbiamo istruito a questo fondamentale in modo "chiuso", 100 passaggi uno di fronte all'altro, 100 passaggi al muro, esercizi di contropiede organizzato senza ostacoli. Bisogna istruire il passaggio in situazioni più reali, in riferimento allo spazio, agli avversari, alla posizione nostra e dei nostri compagni e conseguenzialmente al tipo di passaggio utile e "giusto"

9) Il buon istruttore e' quello capace di relazionarsi con se stesso e con gli altri, bisogna sapersi mettere in discussione, saper metter in discussione le proprie presunte certezze, bisogna avere atteggiamenti dinamici, passionali, non bisogna aver paura di "EMOZIONARCI" ogni volta che scendiamo in palestra a lavorare con i ragazzi, e' una cosa fantastica.


Breve curriculum di Mario Floris QUI

sabato 7 novembre 2009

COME ESSERE MIGLIORI ALLENATORI/PERSONE
PAROLE E MUSICA DI ETTORE MESSINA


Prendo volentieri spunto dalla visione di un clinc tenuto recentemente da Ettore Messina per proseguire nella ricerca che stiamo facendo per essere oltre bravi allenatori anche migliori persone.

Messina nei file audio che potrete scaricare qui sotto, dice apertamente delle cose che oltre a confermarlo numero uno per il modo d'intendere la pallacanestro, lo esaltano ancora maggiormente per l'umiltà e la competenza con cui i concetti espressi vengono espressi.

Se volete capire qualcosa in più di un grande allenatore (e di voi stessi) potete cliccare QUI e poi anche QUI

venerdì 6 novembre 2009

A. CAMUS: "NULLA E' PIU' DISPREZZABILE DEL RISPETTO FONDATO SULLA PAURA"


Spesso vedendo certi miei colleghi allenare in gare di campionato (o allenamenti) riconosco un atteggiamento troppo aggressivo e di sfida nei confronti dei propri giovani atleti. La qualità dell'ambiente di squadra (creata più o meno ad arte dall'allenatore) influisce positivamente e/o negativamente sul successo che quella squadra avrà in quel determinato momento. Il rapporto di fiducia che intercorre tra allenatore e giocatori e tra giocatore e giocatore, ha di fatto un valore imprescindibile dai camportamenti degli stessi.

La fiducia nell'allentore da parte degli atleti passa certamente attraverso credibilità (competenza e gestione delle risorse in modo positivo) rispetto (come tratti sarai trattato) e imparzialità (ad ognuno il suo) ma ancora più importante rispetto a queste belle cose è il concetto per cui il giocatore (soprattutto giovane) cerca ispirazione dal proprio allenatore in ciò che è e in cio che fa.

Quando si ha il compito di influnzare gli altri, l'esempio non è semplicemente la cosa più importante, ma l'unica strategia di successo.

Sfidare con la strategia del terrore i comportamenti degli altri, non solo è un errore tecnico psicologico enorme (soprattutto in campo edicativo) ma è anche la dimostrazione di un vuoto culturale di enorme valenza.

E' per questo che in linea di principio non possono esistere nemmeno i cambi punitivi in partita. Può capitare... ma non dev'essere il principio fondante del mio modo di fare i cambi, altrimenti alla lunga c'è un ritorno ai discorsi sopra descritti.

IL TIRO DA TRE SI SPOSTA SOLO DAL 2012
DAL 2010 SOLO NELLE GARE INTERNAZIONALI


Non sono proprio la persona più autorevole per tradurre quanto scritto poco sotto sul sito della Fiba Europa, però da quello che sono riuscito a capire, la Fiba stessa ha approvato il cambiamento delle regole sotto citate (riga da tre a 6,75 aree rettangolari, no sfondamento dentro nel semicerchio posto sotto il canestro...) nelle competizioni internazionali da ottobre del 2010, mentre solo da ottobre 2012, (quindi da dopo le Olimpiadi di Londra) nei vari campionati nazionali.

Leggendo qua e la le notizie in merito, mi ero proprio spaventato. Dopo aver perso gran parte delle motivazioni per cui chiamare time-out (togliendo il minuto-rinuncio) (quando ero giovane si poteva chiamare minuto di sospensione e poi rinunciare...) avevo capito che già dal 2010 mi toglievano anche il tiro da tre a 6,25. Invece tutto questo è rimandato per altre due stagioni piene.


Ecco l'articolo in questione:

OFFICIAL BASKETBALL RULES 2010:

The below mentioned rule amendments will come into effect as follows:

• For high level competitions/Level 1 (main FIBA official competitions: i.e. Olympic Tournaments, World Championships for Men and Women, U19 and U17 World Championships for Men and Women and Zone/Continental Championships for Men and Women): as of 1st October 2010, i.e. after the 2010 FIBA World Championship.

• For medium level competitions/Level 2 (i.e. all other FIBA official competitions and the high level competitions of the national federations): as of 1st October 2012, i.e. after the London 2012 Olympic Games.

Art. 2.2.3 Free-throw lines and restricted areas

The restricted areas shall be the floor rectangle areas marked on the playing court.

The restricted (three-second) area shall be a rectangle (not anymore a trapezoid) as per Diagram 1 below.

Art. 2.2.4 Three-point field goal area

The distance of the three-point line shall be 6,75 m (and not 6,25 m as present).

Art. 2.2.6 Throw-in side lines

The two (2) small lines shall be marked outside the court, on the opposite side of the scorer’s table and the team bench areas, with the outer edge at the distance of 8,325 m from the inside edge of the end lines; in other words, level to the top of the three-point line.

During the last two (2) minutes of the game and of the extra period, following the time-out granted to the team that has been entitled to the possession of the ball from its backcourt, the subsequent throw-in will be taken on the opposite side of the scorer’s table from the “throw-in side line” and not as presently from the centre line extended.

Art. 2.2.7 No-charge semicircles

The no-charge semicircles shall be marked on the playing court, under the baskets. The distance of the inner edge of the semicircles shall be 1,25 m from the centre of the basket (on the floor).

A charging (offensive) foul should never be called if the contact by the offensive player is with the defensive player standing within the no-charge semicircle.

Art. 29 Twenty-four seconds

If the throw-in is to be administered in the backcourt, if required by the respective rules, the 24 second device shall be reset to 24 seconds.

If the throw-in is to be administered in the frontcourt, if required by the respective rules, the 24-second device shall be reset as follows:

- If 14 seconds or more are displayed on the 24-second device at the time the game was stopped, the 24-second device shall not be reset and shall remain the same.

- If 13 seconds or less are displayed on the 24-second device at the time the game was stopped, the 24-second device shall be reset to 14 seconds.

Articolo tratto da fiba.com

ESPERIENZA CAMPIONATO SENIOR PER I RAGAZZI DELL'UNDER 19 BLUOROBICA


Dopo sei partite disputate nel Campionato di Serie C Regionale, girone A in Lombardia (2 vinte, 4 perse) con la formazione del Borgo Basket che poi non è altro che il gruppo Under 19 Bluorobica, vorrei esprimere le prime impressioni in merito.

L'esperienza si sta rivelando molto più formativa e più stuzzicante di quanto preventivato ad inizio annata sportiva. Le partite sono vere e proprie battaglie fino all'ultimo secondo, gli avversari sono certamente motivati a giocare contro dei ragazzini (non volendo per nulla al mondo fare brutta figura) e di conseguenza anche i miei giocatori provano a superare gli ostacoli di gare intense e toste.

L'aspetto mentale conta tanto. La preparazione psicologica agli incontri dev'essere più meticolosa rispetto alle gare giovanili. Ognuno dei giocatori che alleno deve arrivare preparato, ben disposto e motivato a superare (ogni volta) il limite imposto dalla fatica per poter contrastare avversari diretti forti e motivati e squadre e team che tendenzialmente di forza pura ci sono superiori.

La preparazione tecnica-tattica dev'essere certamente più meticolosa ed è sconsigliabile pensare che può bastare la migliore tecnica (presunta) per vincere le partite.

La preparazione fisica e atletica è il carburante necessario per far funzionare adeguatamente i primi due aspetti. E' necessario quindi da parte dei ragazzi essersi allenati bene e con vigore, sentirsi in forma, giocare al massimo, provando a dare tutto per poter vincere.

Alle volte poi tutto quanto descritto (anche fatto al meglio) può non bastare per vincere. A questo punto entra nel vivo anche un aspetto importante che nelle categorie giovanile manca. Il sapere che i due punti in palio ogni partita valgono obiettivi importanti, salvezza, play-off, play-out... è un "sentire" le partite in maniera diversa dalle gare giovanili. E' una sensazione che ti pone ancora più responsabilità (in un senso) e fiducia (nell'altro). Di fatto ognuno dei ragazzi Under 19 Bluorobica sa che se è li in quel momento non è per un caso, ma perchè il progetto su di lui prevede questo passaggio. E quindi ancora di più salgono le motivazioni e la volontà per superare la prova.

Alla luce di tutti questi ragionamenti, la scelta fatta in estate di far sperimentare dal vivo cosa significa campionati senior a ragazzi così giovani, trova riscontri molto positivi in queste prime giornate di campionato.

Solo con il misurarsi tutti i giorni con questa realtà ti può veramente far migliorare sensibilmente.

"Un pessimista vede la difficoltà in ogni opportunità, un ottimista vede l'opportunità in ogni difficoltà" (winston Churchill)

venerdì 23 ottobre 2009

MONITORARE L'ATTIVITA' GIOVANILE IN ITALIA
PRIMO OBIETTIVO DEL SETTORE GIOVANILE FIP


Mi sono sempre chiesto quante saranno le squadre giovanili nelle diverse categorie in giro per l'Italia? Quanti saranno gli effettivi giovani giocatori di pallacanestro che evoluiscono nei vari campionati giovanili in giro per la nostra penisola?

Con l'avvento di un servizio telematico certamente all'avanguardia come quello di fip.it e di fip on-line è possibile rispondere a queste iniziali domande.

Purtroppo i dati della passata stagione sono ormai spariti (e forse questa è una pecca del sistema che dovrebbe archiviare comunque tutto quanto contemplando la possibilità di risalire anche allo storico di fip.it) ma sulla stagione 2009-2010 che ci stiamo accingendo a percorrere le cose sono ben chiare.

Il periodo non è ancora idoneo per le regioni (e relative province) che vanno a tre cilindri anzichè quattro e la dimostrazione più lampante è che in zone notoriamente "locomotiva del paese" come Veneto e Lombardia la gestione dei campionati regionali e provinciali è nettamente avanti rispetto al resto d'Italia.

Se volete farvi un idea di che cosa stiamo parlando questa è la situazione "campionati" recuperabile ad oggi come detto dal sito fip.it

Chiaramanete vi terrò informati dei futuri aggiornamenti.

Alcune note a margine:

Durante la ricerca di tutti questi dati ho notato cose che vorrei portare all'attenzione di tutti:

1) In molte regioni nei campionati regionali (esempio C regionale e D) si può andare in panchina in 12 atleti. Sono stato forse uno dei primi a sostenere che questa possibilità ha soli vantaggi. Alimentare motivazioni in qualche giovane giocatore (aggregato alla prima squadra) è certamente un bel passo in avanti. Se poi trovassimo anche qualche allenatore di squadre senior particolarmente lungimirante che vuole in posto in paradiso, allora il primo passo verso i giovani sarebbe fatto.

2) Nella provincia di Pesaro a contrario di tutte le altre provincie in Italia i campionati giovanili che hanno iniziato prima la propria attività agonistica a livello provinciale sono stati Under 15, Under 14 e Under 13. Solo successivamente Under 19 e Under 17. In effetti è una bella novità che mi trova ampiamente favorevole. Far iniziare i campionati provinciali nelle fasce basse subito dopo i campionati d'eccellenza toglie noia e routine soprattutto nei giovanissimi atleti che dobbiamo far ancora innamorare definitivamente della pallacanestro.

3) Facendo riferimento al punto 2, non esiste proprio che a fine ottobre o peggio ancora, metà novembre i campionati provinciali (qualunque esso sia) non abbia ancora preso il via. Poi ci lamentiamo se i nostri tesserati smettono di giocare o vanno a giocare a calcio.

4) Il Comitato Regionale del Friuli ha creato un proprio canale televisivo regionale su internet pubblicando QUI tutto quanto possibile sulla palla a spicchi regionale. Una belissima iniziativa. Bravi.

5) Cercando di recuperare in giro per l'Italia la migliore formula Under 19 d'eccellenza, vista la ristrettezze di tempo che le DOA nazionali hanno concesso per l'organizzazione regionale, mi sono imbattuto sulla formula all'apparenza migliore proposta dalla Toscana. Dodici squadre ammesse. Inizio fase regionale metà settembre. Tre gironi da quattro squadre. Le prime due di ogni gironi inserite nel girone che da l'accesso alla fase interregionale (8 partite con le altre 4 degli altri gironi) e le altre due del primo girone ammesse ad un girone di consolazione.

lunedì 19 ottobre 2009

STATISTICHE DEGLI ACCESSI ALLE FINALI DIMOSTRANO CHE LA LOMBARDIA ER MEJO


Nel periodo più idoneo per parlare di seconde fasi per i campionati giovanili d'eccellenza, con lo svolgersi delle prime riunioni a livello federale per queste problematiche, ho cercato nel limite delle possibilità statistiche di oggettivizzare risultati e valori del campo.

Analizzando gli accessi delle ultime tre stagioni tra le squadre ammesse alle seconde fasi (chiamiamole interzone) e le squadre che effettivamente hanno preso poi parte alle varie finali nazionali delle varie categorie vengono fuori risultati importanti.

La Lombardia per questo tipo di risultato non teme concorrenza in assoluto. Le squadre che escono dalla Lombardia passando la così detta fase regionale, hanno ottime possibilità (7 volte su 10) di approdare alle finale nazionale.

Questa percentuale molto alta (oltre il 65%) per la nostra regione rappresenta un ottimo risultato che oltre a confermare la serietà e la bontà del lavoro dei nostri vivai in giro per la Lombardia, da anche la giusta misura che il livello medio in Lombardia è il più alto che ci sia nel resto d'Italia. Rasentare il 70 per cento delle squadre finaliste, tra quelle ammesse alle interzona, significa avere dei buoni settori giovanili che a confronto con il resto dei settori giovanili in Italia spesso primeggia.

Tutto questo discorso è ancora più amplificato se consideriamo anche la diversità d'investimento economico che realtà importanti come Treviso, Siena e Bologna fanno sui loro settori giovanili, cosa che in Lombardia le varie Milano, Varese e Cantù non fanno assolutamente o solo in maniera limitata.

Per farvi capire meglio tutto questo discorso vi consiglio di cliccare QUI in modo da farvi un idea di quello che vi sto dicendo.

venerdì 16 ottobre 2009

DA BLOG DI FRANCO MONTORRO: BASKETVILLE.IT
"GIOVANI IL CORAGGIO DI RISCHIARE"


Interessante articolo apparso QUI a cura di Franco Montorro, ex Direttore di Super Basket sulla indiscussa poca fiducia delle nostre Società di Serie A nel "lanciare" i giovani.

Ecco l'articolo:

Partiamo dal presupposto che non c'è lotta per lo scudetto e che Napoli appare già spacciata per arrivare al timore che già a metà campionato più di una squadra non abbia reali obiettivi, perché come mostrato dall'esempio non lontanissimo della Virtus Bologna fare i playoff con la certezza di uscire al primo turno attizza il giusto giocatori e tifosi.

Insomma, la Serie A prevede una massa di formazioni assemblate per obiettivi di scarso appeal, anche se con notevoli esborsi soprattutto sul mercato estero e da anni la manfrina è sempre quella: fare l'import costa di meno, perché di giocatori italiani validi non ce ne sono e costano molto.

Vero, ma è un'anomalia che nessuno ha mai voluto risolvere né da un punto di vista regolamentare, né di gestione-controllo degli agenti e tantomeno di rilancio dei vivai. Così ci siamo ridotti ad un campionato di vertice che interessa sempre di meno, che produce poco “materiale” per l'esterno, di seconda fascia in Europa, con una Nazionale ai minimi storici.

I club sono imbottiti di extracomunitari e passaportati a vario titolo (in genere di scarsa credibilità), più qualche italiano a contorno, generalmente – salvo rare eccezioni – navigato e allora qualche minuto a supporto lo fa anche oppure va solo a referto per salvare capra e cavoli. Giovani, nisba, salvo rare eccezioni. Una su tutte, Treviso (nella foto, Rullo)

E' mancanza di coraggio? Anche, ma non solo. Per quella larghissima fascia di squadre di mezzo, puntare su qualche ragazzo italiano non cambierebbe probabilmente di molto la stagione, di certo farebbe risparmiare e magari attirerebbe un po' più di interesse dentro e fuori i palasport. E' pure mancanza di programmazione oppure implicita ammissione di errore nel non aver preparato un vivaio adeguato o nell'essersi mossi male sul mercato interno e giovanile.

Possiamo concedere a Siena di fare un ottimo lavoro sul suo settore giovanile ma di non utilizzarlo per la prima squadra perché evidentemente la qualità dei migliori non è all'altezza delle sue ambizioni sempre più europee. Possiamo imputare a Milano o Roma anni di cattiva gestione quando non di latitanza nel settore, facciamo più fatica a comprendere le logiche di una Virtus Bologna e ne riparleremo presto, a parte. Quello che continua a sorprenderci è come nel calcio esistano realtà quasi specifiche e riconosciute di eccellenza nei vivai (Atalanta o Cesena) pur presentando anche squadre maggiori di tutto rispetto ma anche i grandi club (Juventus e Roma su tutti) investano e credano moltissimo nei vivai, con una fitta rete di osservatori. Nel basket no. Perché gli italiani costano, si dice: a farli e poi a mantenerli. Ripetiamo: è un'anomalia? Va cancellata. Altrimenti rischiamo di fare la fine del tennis.


Questo un elenco (trovato su Basketcafè) di giocatori giovani nei roster delle prime squadre tra la Serie A Prof. e la Serie C Dilettanti.



Giocatore Ruolo Altezza Anno Squadra Campionato Girone
Aimè117892Basket OvadaC Dil.
Asiedu2,318091MAGENTAC Dil.
Attico319590NBU UDINEC Dil.
Ban Borut 219092Mark Jadran TriesteC Dil.C
Barucca Nicholas319390STELLA AZZURRA ROMAB Dil.C
Bonetta1,218392ACEGAS TriesteA Dil.
Brugnoli117091MAGENTAC Dil.
Buscaglione Stefano118091STELLA AZZURRA ROMAB Dil.C
Calzoni Umberto2,319391 VALDICEPPO Perugia C Dil.D
Campani320390TRENKWALDER REGGIANAB Prof.
Casella319690SPORTING CLUB OzzanoA Dil.
Catenacci319792ACEGAS TriesteA Dil.
Centanni118291CASTELLETTO TicinoA Dil.A
Cernivani118591STAMURA ANCONAB Dil.
Ceron219392REYER VENEZIAB Prof.
Chiucchi Edoardo320090STELLA AZZURRA ROMAB Dil.C
Cicivè Patrisio420491STELLA AZZURRA ROMAB Dil.
Colonnelli Simone218691STELLA AZZURRA ROMAB Dil.
Contento118691SNAIDERO UDINEB Prof.
Cournooh1,218790CASALE MONFERRATOB Prof.
Crotta520690ACEGAS TRIESTEA Dil.
Daniotti2,319292VIS SPILIMBERGOC Dil.
Danna117990CUS TORINOC Dil.
De Fabritiis Antonio219190STELLA AZZURRA ROMAB Dil.C
De Martino Pasquale319391STELLA AZZURRA ROMAB Dil.
Deligios1,218690VIRTUS BERGAMOC Dil.
Delle Cave2,319091STELLA AZZURRA ROMAB Dil.
Delle Cave Mario118293MINERVA ROMAC Dil.
Enzo520790 VALDICEPPO Perugia C Dil.D
Facchini218890FALCONSTAR MONFALCONEB Dil.
Fall Kader Abdel320091STELLA AZZURRA ROMAB Dil.
Favario219290CUS TORINOC Dil.
Furlani117890VIRTUS UDINEC Dil.
Gallì Lorenzo 2,319491 VALDICEPPO Perugia C Dil.D
Gentile219892BENETTON TREVISOA Prof.
Gibellini219091BLUBASKET TREVIGLIOA Dil.A
Giovagnoli Alessio519591 VALDICEPPO Perugia C Dil.D
Granata1,218394BASKET SCAURIB Dil.
Iannone Armando119090STELLA AZZURRA ROMAB Dil.C
Iannuzzi520291CUS SIENAC Dil.E
Ingrosso320392CUS SIENAC Dil.E
Kuschev519990FULGOR OMEGNAA Dil.
Logi117692CUS SIENAC Dil.E
Lombardo319690BASKET SCAURIB Dil.
Loschi2,319690GS BASKET RIVAA Dil.
Lottici119391ABC CASTELFIORENTINOB Dil.
Mabilia117693PALLACANESTRO MAROSTICAB Dil.
Maganza420591SNAIDERO UDINEB Prof.
Manservisi1,218290VIRTUS UDINEC Dil.
Mastrangelo218891NBU UDINEC Dil.
Melli320491TRENKWALDER REGGIANAB Prof.
Mian219292PALLACANESTRO VARESEA Prof.
Moraschini219191VIRTUS BOLOGNAA Prof.
Muner320090INTERMEK PORDENONEC Dil.
Ondomengue2,319492STELLA AZZURA ROMAB Dil.
Orlandi Matteo219091 VALDICEPPO Perugia C Dil.D
Pascolo320090SNAIDERO UDINEB Prof.
Planezio319591BLUBASKET TREVIGLIOA Dil.
Porfido419790JUVECASERTAA Prof.
Ramenghi521092CUS SIENAC Dil.
Ricci Gianpaolo420091STELLA AZZURRA ROMAB Dil.
Rischia1,218790PALLACANESTRO PALESTRINAA Dil.B
Rizzo319890INTERMEK PORDENONEC Dil.
Robba2,319290BASKET AREZZOB Dil.
Rolfi3,419493MAGENTAC Dil.
Rossi118290PATTI BASKETB Dil.
Rullo1,219390ASSIGECO CASALPUSTERLENGOB Prof.
Sabbatino218892CUS SIENAC Dil.E
Salibra Lorenzo119090 PERUGIA Basket A Dil.B
Sandri1,219690BENETTON TREVISOA Prof.
Sanguinetti118190SPORTING CLUB OZZANOA Dil.A
Santantonio118892 VALDICEPPO Perugia C Dil.D
Sgobba320092CUS SIENAC Dil.E
Spampinato319692DINAMO SASSARIB Prof.
Spanghero1,218691ACEGAS TRIESTEA Dil.A
Spizzichini118992VIRTUS BOLOGNAA Prof.
Stenico Nicola1,219091 VALDICEPPO Perugia C Dil.D
Tomasini219493BLUBASKET TREVIGLIOA Dil.
Tommasini119391PALLACENSTRO FORLìA Dil.A
Tonzani Giulio419491 VALDICEPPO Perugia C Dil.D
Valesin1,219392VBO CAORLEC Dil.
Varrone520891VADO LIGUREB Dil.
Verdiani219492ABC CASTELFIORENTINOB Dil.
Vidani219090FALCONSTAR MONFALCONEB Dil.
Wojciechowski421090ASSIGECO CASALPUSTERLENGOB Prof.
Zanelli118592VBO CAORLEC Dil.



mercoledì 7 ottobre 2009

ASCOLTO DEI SEGNALI INTERNI
FATE AFFIDAMENTO SUL VOSTRO ISTINTO


Conquistate un livello di fiducia che vi permetta di dar credito ai messaggi inviati dal vostro istinto. Molte decisioni importanti che hanno dato una svolta positiva nella storia, sono state prese con l'istinto e non con la ragione.

Coltivare il proprio istinto significa aumentare la propria capacità di cogliere i segnali significativi dell'ambiente e matterli in relazione in modo rilevante.

Cià richiede una capacità logica elevata nell'identificare i problemi e nel raccogliere le informazioni cruciali in corso d'opera lasciando che tutto venga interpretato in modo inconscio.

Vale la pena quindi coltivare e dare fiducia a quelle voci interne che ci suggeriscono le conclusioni che a prima vista sembrano azzardate.

La razionalità tende a mantenere lo status quo e non è di particolare supporto quando occorre costruire un futuro nuovo.

COSA FARE: ALLENARE OGGETTI O PERSONE?
LA PSICOLOGIA CI DA UNA MANO A CAPIRE


ALLENARE OGGETTI O PERSONE?

La funzione primaria dell’allenamento è fornire al singolo e alla squadra stimoli costanti e funzionali al loro sviluppo.

Il giocatore è una persona che apprende un gesto tecnico, una tattica difensiva, oppure una macchina neuromuscolare da programmare? Il coach è un computer da panchina o una persona con tutte le sue funzioni?

In una relazione tra persone si esclude la prevaricazione: l’uomo come totalità va rispettato e non usato.
In una relazione tra oggetti ci si trova a considerare ed essere considerati cose, che ciascuno può utilizzare per raggiungere i propri scopi indipendentemente dalle leggi biologiche, morali e sociali dell’individuo.

Questo tipo di relazione e di rapporto distrugge le persone e non fa progredire.

Non ci può essere apprendimento se non c’è motivazione.

Chi tratta gli altri come oggetti, tende ad utilizzarli in funzione di obiettivi esterni (prestazione, vittorie, carriera, denaro ecc.) perdendo di vista (o scegliendo di non vedere) che l’individuo va posto al di sopra di tutto. Il pericolo più frequente in cui si incorre nella attuale pratica sportiva: l’atleta, usato come oggetto dall’allenatore, dal dirigente, dallo sponsor…

L’atleta (soprattutto in età giovanile) deve avere chiaro che non ha senso “morire” solo di prestazione, ma ricercare nella prestazione il massimo dell’autorealizzazione. Solo così ci sarà auto motivazione. Solo così sarà possibile apprendere. Solo così saremo capaci di proseguire con fiducia e lungimiranza il massimo potenzialmente possibile per ognuno dei giocatori (persone) che abbiamo di fronte.

da Tommaso Biccardi (Teoria e Pratica della Psicologia del Basket)